“IL RITORNO DI CRISTO”

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Un’opera editoriale che non ha precedenti per ermeneutica ed esegesi, in sincronia e sintonia con il Tempo che viviamo, dall’ambizioso quanto impegnativo titolo: “Il Ritorno di Cristo”. Descrizione analitica e testimonianza verace in aderenza allo spirito della Parola, porta alla luce eventi ed avvenimenti che ruotano attorno alla grande Profezia Cristiana della Seconda Venuta di Cristo, in coerenza e assonanza con i contenuti scritturali del libro della Rivelazione in particolare, e con tutti quelli del complesso biblico in generale.

Un lavoro svolto nel solco di quella “nuova” Conoscenza e di quella rinnovata, autentica, sensibilità spirituale che “il tempo di Michele” ci sta consegnando. Per un accadimento epocale che sarà di portata planetaria ed interessa tutti gli uomini della Terra, e non solo sparuti gruppi confessionali.

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Il libro, edito da “Nuova Civiltà” nel Luglio del 2019, è stato scritto da me, Saro Pavone, in sinergia con Massimo Lombardo che ne è stato il promotore, e si avvale anche della preziosa collaborazione fornita da Mirella Santamato e Filippo Bongiovanni. E fa parte della importante Trilogia “Progetto Adonai“. I vari capitoli che lo compongono, sicuramente perfettibili da una postuma e più attempata edizione, descrivono quasi tutti gli aspetti circostanziali dell’escatologia profetica: come avviene l’Apostasia; quali sono i veri Cavalieri dell’Apocalisse; cosa è il Rapimento e come avverrà; chi sono le Due Bestie che vengono dall’abisso e dalla terra; l’ascesa dell’Anticristo e del suo Falso Profeta; cosa significa la Grande Tribolazione; l’Abominazione della Desolazione; che si intende per Marchio della Bestia; chi sono e cosa rappresentano i Due Testimoni; chi è la Donna vestita di Sole; la caduta di Babilonia la Gran Meretrice; quando sarà l’Ira di Dio; quando e come l’Armaghedon; il Sole Oscurato per Tre Giorni; la manifestazione di Cristo con Potenza e Gloria dopo quali fatti; cos’è la Purificazione; che significa il Giudizio Intermedio; come si arriva al Regno dei Mille Anni; quando il Giudizio Universale; cosa è la Gerusalemme Celeste; cosa significano Nuovi Cieli e Nuova Terra.

  • Un testo di 220 pagine, reperibile in oltre 4.500 librerie del territorio nazionale: IL RITORNO DI CRISTO, Vol. 2 del Progetto Adonai, edito da Nuova Civiltà, di Massimo Lombardo e Saro Pavone.
  • Codice ISBN (per una più veloce individuazione): 9788831632003
Link di riferimento
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LA MEMORIA CHE VALE

Il 27 Agosto del 2006 Eugenio Siragusa, a 87 anni, passava a miglior vita. Due anni dopo Giorgio mi chiese di redigere un articolo che fosse un ricordo vero e reale di colui con cui avevamo vissuto il nostro Risveglio ed a cui “abbiamo dedicato gli anni più belli della nostra vita”. Un sincero omaggio del gruppo degli “intimi”, tra i quali venni incaricato io di vergare.                                                                                            Adesso ripropongo lo scritto, “fissandolo” così anche su ‘Eschatus blog’, e arricchendolo di due “incisi” profetici che riguardano la sua personalità spirituale e la sua Opera.                                                                                  

<<  Sono passati tanti anni dalla scomparsa dell’uomo che divenne famoso perché dichiarò di aver incontrato, alle falde del suggestivo vulcano Etna, gli Extraterrestri.
Eppur l’eco della sua fama, non si è ancora spento: vive nel ricordo.
Già. Ma ricordo di cosa?

Cosa ardua tentare di tradurre al grande pubblico, “la massa”, cosa abbia rappresentato, o potuto rappresentare, l’opera di Eugenio Siragusa. E questo poiché essa, “il mondo dei più”, mal si adatta a percorrere sentieri che esulano dalla canonica quotidianità…

Facile dire che fosse un ufologo, così come per decenni lo definì la stampa paesana incapace di contenere ma prodiga di sarcasmo: Eugenio non si identificava neppur lontanamente con il modello dello studioso ufo, sebbene a lui si deve il merito di aver portato alto il vessillo della sensibilizzazione al fenomeno per molti e difficili anni. Poi venne trovato per lui un attributo che calzava meglio, il neologismo “contattista”, un titolo che lo differenziava (in Italia addirittura lo contrapponeva!) da quello dell’ufologo: ma anche contattista, mi si permetta, appare insufficiente a descriverne la personalità. Infine, considerato il suo indefesso impegno nella censura dei mali del nostro tempo, alcuni gli diedero l’investitura di profeta: e qui forse iniziamo ad avvicinarci alla reale dimensione se magari volgiamo lo sguardo all’immediato significato che ci consegna l’etimologia della parola, ovvero Annunciatore.

Nel corso degli oltre 50 anni di attività missionaria sono state migliaia le persone, dal circondario etneo sino alle Alpi, che lo hanno incontrato, tenuto frequentazioni anche assidue e maturato nei suoi confronti una stima ed un affetto che, forse, appare un peccato non chiamare con il proprio vero nome: amore e devozione. Lo stesso dicasi per le altrettanto migliaia che Eugenio incontrò nei suoi diversi viaggi all’estero e/o con le quali la sua segreteria ha intrattenuto continui rapporti epistolari e telefonici. E la cosa che oggi più sconvolge è il fatto che moltissimi, forse la maggior parte, pur senza aver avuto mai la possibilità di conoscerlo, erano affascinati da lui ma soprattutto si sentivano pienamente coinvolti nella condivisione del “messaggio” che attraverso di lui filtrava.

“Personaggio magnetico”, quasi dovesse passare per un ipnotizzatore, soleva definirlo lo sbiadito colore della stampa, sempre quella provinciale, nel tentativo quasi di esorcizzare la paura ed i limiti della propria incapacità a penetrare l’interiorità della bellezza di uno spirito straordinario: però cosa spingeva tanti verso di lui?
Non credo sia cosa facile spiegarlo in parole, anche perché con queste sfideremmo l’ordinario razionale, quantunque a volte quest’ultimo sia materialistico e superficiale.

“Poi mi fu data una canna, simile a quella di un agrimensore, e mi fu detto: ‘Levati e misura il Tempio di Dio e l’Altare, e quelli che vi adorano”

La sua incredibile esperienza, oggi abbondantemente conosciuta, di contatti a vari livelli e di profondi stravolgimenti interiori, lo portò sin da subito ad assumere una personalità ed una coscienza che non erano più quelle di prima, insieme a delle conoscenze che affondavano le loro radici nel tempo perduto, e che potremmo definire di carattere iniziatico. Con ciò anche l’eccezionale dote del “verbo”, la parola, con cui, modulata in suoni o scritta in fogli, riusciva a stimolare e a risvegliare il ricordo e la coscienza di essere parte di un grande ed antico progetto per il cui epilogo si è chiamati a concorrere.
Non certo a suscitare il tribunalesco assenso dei predicatori di folle, ma una “taumaturgica” capacità mirata a suscitare il “risveglio”, insisto, di coloro che evidentemente portavano dentro di sé una particolare predisposizione. Per i quali, da lì a poco, sarebbe seguito un vero e proprio ridimensionamento cognitivo: rigetto dei normali valori del vivere a favore di quelli evangelici, forte sensazione di fratellanza con chi condivide la tua esperienza, predisposizione all’amore verso il prossimo, sentirsi fortemente parte del creato e del cosmo, desiderio insopprimibile di comunicare agli altri ciò che stai vivendo, grande considerazione dei passi dell’escatologia evangelica, desiderio di rileggere il vangelo e percepirlo con più profondità verso lo spirito e non la lettera, considerazione dei fatti e degli eventi religiosi in maniera più consona e “compatibile” alla logica moderna del XX° secolo, ed altro ancora…
Cosicché si intuisce repentinamente anche che l’attuale parentesi ufo è chiaramente collegata a quella degli eventi prodigiosi della Bibbia, ed anche di altri contesti storici, che riguardano altre epoche ed altre civiltà; che gli angeli del passato sono oggi quelli che chiamiamo, forse con termine meno appropriato di ieri, extraterrestri, e che se oggi sono qui è perché devono “mettere in atto” la Parusia, preparare il tutto per il ritorno del Maestro.
Era questo il “succo”, la finalità, che Eugenio Siragusa non mancava mai di evidenziare, senza remore e senza compromesso alcuno, a rischio, sovente, di essere deriso ed apostrofato anche come eretico.
Per quanto incredibile possa sembrare egli riteneva, e le circostanze concordano, di essere lui il biblico “profeta” che avrebbe avuto il compito di iniziare a radunare, come sostiene l’Apocalisse, i “viventi”, cioè vivi nello spirito.
Il tutto accompagnato anche da una miriade di scritti, spesso firmati in forma impersonale “Dal cielo alla Terra”, che in se costituivano ammaestramento, consolazione, avvertimenti ed ammonimenti verso il popolo dei “risvegliati”, con un linguaggio ed uno stile quasi sempre dall’inconfondibile dialettica cristica. Pagine sublimi di lirica altissima che rimangono scolpite nei nostri cuori e, nel documentabile, accessibili a chiunque.

E come non ricordare la grande ed incessante attività pubblica di “messaggero” verso i potenti, i responsabili del governo del nostro pianeta?
Latore, come egli si definiva, di avvertimenti, ammonimenti e consigli che provenivano da una dimensione superiore e filtrati attraverso la sua ridimensionata coscienza, che hanno tracciato spesso una diagnosi quasi profetica dei problemi che avrebbero condizionato lo sviluppo delle nostre società. Primi tra tutti, come si ricorderà, quelli relativi ai pericoli derivanti dalla scissione atomica: la sperimentazione e l’utilizzo dell’energia nucleare, argomento, come si vede, ancor oggi di scottante e polemica attualità. Di contro, portavoce dei “desiderati” di coloro che egli definiva “maestri cosmici”, la grande esortazione ad attivarsi fattivamente e collettivamente per l’energia solare, alla realizzazione di un grande satellite orbitante capace di convogliare l’energia del sole e distribuirla gratuitamente a tutto il pianeta, facendoci così uscire definitivamente dall’era della carburazione. E se oggi, 2019, si paventa ancora lo scoppio di un conflitto dove verrebbe utilizzato il micidiale potenziale bellico nucleare, non possiamo non notare che la causa di ciò sarebbe per il controllo e l’accaparramento delle residue risorse energetiche del pianeta, ovvero il petrolio e/o il gas che sia.
Quindi un’attenzione, quella espressa da Eugenio, sacrosanta e profetica.

Nel percorso operativo segnato dalla sua attività furono, e sono ancora, tanti i gruppi di amici studiosi, o meglio “figli spirituali” come amano definirsi, che iniziarono a prestare collaborazione alla sua opera soprattutto con il lavoro di divulgazione e di sensibilizzazione. Dall’ufologia con le sue implicazioni storiche e spirituali alla denuncia di quelle che Eugenio definiva le deleterie “forze condizionanti” che minano la stabilità ed il sereno sviluppo del pianeta e dei suoi abitanti. Molti, anche diversi per ceto, razza o credo, quanti hanno abbracciato con profonda convinzione interiore la sua “missione”.

Tra costoro mancheremmo di onestà intellettuale e renderemmo un torto alla verità, se non annoverassimo Giorgio Bongiovanni, oggi stigmatizzato e personaggio che non abbisogna di ulteriori presentazioni. Da sempre in “prima linea” nei rapporti con Eugenio Siragusa, sul finire degli anni ’80 Giorgio inizia a vivere una esperienza che lo porterà a Fatima nel 1989 a “ricevere” le stigmate, ed a sconvolgere la propria esistenza oltreché quella dello stesso Eugenio. “Il Grande Segno”, quello delle stigmate, inatteso, inaspettato, era arrivato, dirà Eugenio. Erano gli anni quelli in cui l’aspetto fenomenico legato, più o meno, ai “contatti”, si era esaurito per lasciare il posto ad una “amara consapevolezza” che lo portava spesso ad inveire contro un’umanità “cieca e sorda” ai richiami del cielo, incapace di frenare la “folle corsa degenerativa”, e che sarebbe presto stata posta al pesante giudizio di Dio. Fu in quegli anni che Eugenio avvertì l’esigenza di passare il testimone della sua “opera” a colui che con perentoria coscienza spirituale additò come “il calice vivente della comunione cristica”, un’immagine molto forte per rimarcare chiaramente la continuità logica e fisiologica della sua missione nella figura del “figlio spirituale” Giorgio: in diversi scritti ed in vari, documentati, ed affollati incontri pubblici, primi anni ’90, ribadì la sua ferma convinzione del passaggio delle consegne.

E’ pur vero, le cronache lo hanno consegnato alla storia e non saremmo onesti ad ometterlo, che alcuni anni dopo Eugenio, con altrettanta determinazione prese le distanze ufficialmente da Giorgio: un’amara ed improvvisa separazione che si consumò per motivi che a tutt’oggi non appaiono ben spiegati e che, mi si permetta, non sono per niente quelli sciorinati in qualche pagina di internet o in qualche pessimo video della “rete”, ma verosimilmente, come pretendono di conoscere i “bene informati”, attinenti i comportamenti della sfera privata di terzi…

Ad ogni modo quello di cui siamo certi è che Giorgio non ha mai, anche nei momenti di crisi più acuta, tradito il rispetto e l’amore verso il “suo padre spirituale” e tanto meno oggi la memoria: anzi né ha sempre esaltato l’aspetto messianico e lo spessore di “grande messaggero”. Il suo operato e le sue attività, anche di notevole impegno sociale, rispondono chiaramente al “sacrificio” ed alla “donazione” sempre sollecitati nelle esortazioni di Eugenio, in armonia con la chiosa che spiega che “il vangelo non è un invito alla rassegnazione, bensì all’azione”: la divulgazione sui pressanti ed attuali segni di carattere ufologico e non, collegati anche con l’annuncio dell’imminente ritorno del Cristo per il varo di una nuova era per l’umanità, la denuncia contro i poteri nefasti che imbrigliano ed imbrogliano le coscienze degli uomini e la salvezza dai molteplici mali dell’indigenza di tanti bambini, anche se pur “goccia nell’oceano”, con attività umanitarie, costituiscono il proseguo ideale e concreto al “periodo di ammaestramento” della missione che ha svolto Eugenio Siragusa.

Di Eugenio si è detto di tutto: ignorante, pazzo, illuminato, mitomane, Dio, demonio, truffatore, maestro, mago, la “potenza”, paranoico, il “Padre”, ecc…
Detrattori e “cortigiani” non lesinarono di certo i loro epiteti e le loro adulazioni.
Probabilmente anche questo il normale prezzo della notorietà, sebbene la sua, di notorietà, fu certamente “anomala” e scomoda per molti versi.
Egli, seppur in simbiosi con una esperienza fuori dall’ordinario, fu e visse da uomo, coabitando con l’umana natura, cosa che per alcuni sarà difficile metabolizzare, che esprimeva pregi e difetti, capace di grandi slanci e di grandi contraddizioni…
Egli non era né perfetto né infallibile.
Ma di lui Qualcuno si è servito, in una maniera che ritengo la scienza del prossimo domani ci dirà più chiaramente, per risvegliare gli spiriti che dormivano il sonno della materia.
E’ non è poco.
Se di prove testimoniali sulle sue esperienze, come per il caso di altri illustri “colleghi” tipo George Adamski o Billi Mejer, egli non ci ha lasciato quasi niente, rimane però la “prova” più grande, quella che…vive: migliaia e migliaia di anime, in tutto il mondo, che dietro i suoi input sono “rinate” ai valori della vera vita, iniziando a lavorare e portare “buoni frutti” così come il Padrone della vigna desidera.

Grazie Eugenio: alla tua memoria infinitamente grati!

“Molte cose ho ancora da dirvi, ma non sono, per ora, alla vostra portata…”  >>

Saro Pavone

P.S.  Guardatevi e diffidate da quanti utilizzano, in Blog, Siti e Pagine varie, l’Opera di Eugenio Siragusa per screditare e diffamare il proprio fratello, seminando confusione e zizzania. Le loro attitudini non sono figlie del vero Messaggio Spirituale di Eugenio, speculare al Cristico, ma sono figlie d’altro.

IL RAPIMENTO

Prelievi 3

Uno degli avvenimenti più importanti e suggestivi della Grande Profezia Cristiana della Seconda Venuta di Cristo, è il cosiddetto Rapimento, o Prelievo, salvifico della “Sposa”, o Chiesa con tutta la schiera di Eletti che  la compone.

Ove il termine “Chiesa” non è da intendersi rigidamente come gruppo confessionale e religioso, ma ha un suo discrimine che trova pieno riscontro e rigore teologico  nelle perentorie parole dello stesso Maestro: “Or non chiunque mi dice Signore Signore entrerà nel Regno dei Cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che sta nei Cieli”. Ciò vuol dire che, per essere “salvati”, non sono sufficienti il “credere” e la pratica di culti, precetti e sacramenti, bensì bisogna dare e al tempo stesso essere verace testimonianza del Bene Universale di Cristo, nella concretezza della vita e in ogni attimo di essa. Vivere per gli altri, così come ci ricorda anche Giovanni con la sua sapienza evangelica: “adorare Dio in spirito e verità”, cioè senza esteriorità e nella coerenza fattiva del servizio ai valori dello Spirito e alle cause della Vita, che sono cuore del messaggio cristico; “mangiare la mia carne” e “bere il mio sangue”, ovvero assimilarsi a Lui, mangiando il “pane della vita” e di conseguenza bevendone il “calice” della passione.

Per cui, in quel giorno, sarà grande sorpresa vedere tanti che non “ci aspettavamo”, sedere degnamente e con merito al Convito, poiché la chiamata e l’elezione tengono grandemente conto dell’essere e non dell’apparire, del fare e non del vuoto predicare. Ciò vuol dire che questo tipo di salvezza è esteso a tutti, a prescindere dalla religione cui si appartiene e persino a prescindere dal considerarsi “ateo”, in virtù e a suggello del servizio reso al Vero Cristo, quello che non sta nell’alto dei cieli o nei tabernacoli, confinato tra il mistico e il misterico, bensì Quello che alberga nei cuori e nei bisogni di ogni uomo. 

                                                                                                                                       

Rapimento” è un termine coniato in riferimento alle parole di San Paolo espresse nella sua famosa epistola ai Tessalonicesi, e letteralmente, dal greco “arpazò”, ha il significato di “strappare”, “afferrare d’impeto e d’improvviso”. Qualcuno lo definisce anche Sollevamento, e per quel che sappiamo possiamo indicarlo anche come Prelevamento, composto appunto da una miriade di prelievi. 

Non avverrà, come alcuni pensano, alla fine degli eventi con la manifestazione in potenza e gloria del Signore che scende sulla terra, poiché in un simil contesto non avrebbe senso un “rapimento”, anche se con la venuta del Figliuol dell’Uomo gli “scampati”, non corrottisi, alle Coppe dell’Ira di Dio e al periodo oscuro, verranno “raccolti” e radunati dagli Angeli ai quattro angoli del mondo, e dall’una estremità dei cieli fino all’altra.

Ma sarà prima o all’immediato inizio della Grande Tribolazione, il tempo della terribile e sanguinaria tirannia dell’Anticristo, che dominerà e condizionerà le anime e le coscienze degli uomini, finanche a controllarne il pensiero.

Così come anche evidenziato da tanti circostanziali riferimenti scritturali, di cui i passi seguenti ne sono un esemplificativo campione: “Vegliate dunque, pregando in ogni tempo, affinché siate ritenuti degni di scampare a tutte queste cose che stanno per accadere e di comparire davanti al Figlio dell’Uomo” (Luca); “… e per aspettare dai cieli il suo Figlio, che Egli ha risuscitato dai morti, cioè Gesù, che ci libera dall’ira a venire. / Poiché Dio non ci ha destinati all’ira, ma ad ottenere salvezza per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo …” (Paolo).

Nessuno ne sa il giorno e l’ora” precisa Gesù, e aggiunge che “sarà improvviso come il lampo” per la sua imprevedibilità. Per cui, attraverso parabole e raccomandazioni, caldeggia ai suoi perseveranza e soprattutto vigilanza.

La data no, ma il tempo lo si potrà intuire da tanti segni abbondantemente descritti ad hoc, per bocca del Cristo, in tutti i Vangeli. Si manifesteranno “pestilenze e carestie”, prolifereranno “guerre” e sarà continuo il “rumor di guerra”, vi sarà un’accelerazione dell’attività sismica che produrrà “terremoti in ogni dove”.

Sarà essenzialmente un tempo come riportato anche nella antichissima profezia indiana del “Vishnu Purana”, dove  “tanto si moltiplicherà l’iniquità che la carità e l’amore dei più si raffredderà”, così come lo stesso Paolo descrive a Timoteo: “… negli ultimi tempi verranno momenti difficili. Gli uomini saranno egoisti, amanti del denaro, vanitosi, orgogliosi, bestemmiatori, ribelli ai genitori, ingrati, senza religione, senza amore, sleali, maldicenti, intemperanti, intrattabili, nemici del bene, traditori, sfrontati, accecati dall’orgoglio, attaccati ai piaceri più che a Dio, con la parvenza della pietà, mentre ne hanno rinnegata la forza interiore!” 

Avverrà allorquando saranno sorti Falsi Profeti e Falsi Cristi che ci indicheranno di seguire, e che soprattutto proporranno un’etica sterile fondata su allettanti storture lontane dall’autentica spiritualità e in contrapposizione ad essa.                

Sarà preceduto di poco da “l’abominazione della desolazione posta nei luoghi santi”, una descrizione a nostro vedere, che attiene alla profanazione di ciò che è stato considerato e descritto come il luogo santo per eccellenza, ovvero il Corpo, Tempio dello Spirito”. Si può ipotizzare, seguendo questa esegesi, che si tratti di manipolazioni genetiche, clonazioni, le ultime terribili e mostruose frontiere dei trapianti e/o qualcosa che riguardi una sorta di legittimazione della violazione dell’innocenza dei bambini.

E non sarà, avverte ancora Paolo, precedente ad una particolare manifestazione, descritta bene anche nel paragrafo 675 del Catechismo, ovvero la cosiddetta apostasia: “Ora vi preghiamo, fratelli, riguardo alla venuta del Signore nostro Gesù Cristo e al nostro incontro con Lui … Nessuno vi inganni in alcun modo! Prima infatti dovrà avvenire l’apostasia e dovrà esser rivelato l’uomo iniquo …”

Vi saranno anche Grandi Segni dal Cielo, tra i quali va sicuramente annoverata la contemporanea, messianica e massiccia presenza degli Angeli ieri Extraterrestri oggi.

E ancora. Sarà “prima che passi questa Generazione”, dove per generazione non dobbiamo pensare a quella biologica di riferimento del tempo di Gesù, bensì piuttosto al vasto ciclo di vita, di nascite e rinascite, che si sviluppa nell’arco di una Era o età astrologica o Eone (Aion), e che è di 2150 anni circa. Computo legato al fenomeno astronomico della precessione degli equinozi che assegna l’Anno Platonico o Perfetto, di 25.800 anni circa, somma delle età delle dodici ere zodiacali. Quindi al tempo del Maestro si era da poco entrati nell’Era dei Pesci, oggi siamo alla fine quasi della stessa, mentre sta per subentrare quella dell’Acquario. Da notare anche che il Maestro, e i suoi, non utilizzarono mai l’espressione “Fine del Mondo”, ma Fine dell’Era o Eone come genuinamente scritto nel testo greco. Furono poi i soliti “revisori” a togliere l’imbarazzo di qualunque spiegazione con la traduzione nell’accomodante “fine dei tempi” o “fine del mondo”.

 

Su come avverranno i Prelievi, o il Rapimento, Paolo ci da dei dettagli interessanti: “… perché il Signore stesso, con un ordine, con voce d’arcangelo e con la tromba di Dio, scenderà dal cielo, e prima risusciteranno i morti in Cristo; poi noi viventi, che saremo rimasti, verremo rapiti insieme con loro, sulle nuvole, a incontrare il Signore nell’aria; e così saremo sempre con il Signore”. 

In cui la frase “per prima risusciteranno i morti” abbisogna di un approfondimento. Anzitutto poiché si parla di una categoria di “morti” che, come dice il buon Filippo, sono già “resuscitati” prima, quando erano ancora in vita, ai valori dello Spirito e alla “vita eterna”, risorgendo dal sonno dei “morti che sotterrano i morti”, giacché se così non fosse, morendo non si beneficerebbe di questa resurrezione particolare.

Poi è da escludere tassativamente il “rialzarsi dalla morte” con il corpo fisico che si ricompone dalle ceneri del nulla. Questa favoletta dello scoperchiarsi delle tombe con scheletri e resti in decomposizione che vengono fuori, giganteggia nel pensiero teologico soprattutto cattolico, con grande sprezzo del … ridicolo e in totale spregio alla scienza della materia e in particolare a quella dello spirito. E’ ancora Paolo, infatti, a darci un ulteriore lume su ciò chiarendo che “… la tromba suonerà, e i morti risusciteranno incorruttibili, e noi saremo ‘mutati’ insieme a loro”, dove “incorruttibili” non è esattamente la stessa cosa di “incorrotti”, come maldestramente tradotto solo nei testi Cei. (*)

Poiché indica, spiegherà poi Paolo, l’acquisizione, per morti e vivi, di un nuovo corpo durante il rapimento, con la caratteristica principale, che con molta profusione indica, di “incorruttibilità”, concetto su cui torneremo nelle parti finali dell’articolo. Non solo, ma bisogna anche capire che codesti “morti in Cristo” di cui si parla non sono tutti coloro che sono deceduti in questi duemila anni, poiché sappiamo bene, chi legge comprenda, che tutti costoro hanno sperimentato altre esistenze in questi secoli; sono piuttosto tutti quelli che hanno abbandonato il corpo fisico in un arco temporale ridotto e comunque contiguo al “rapimento”, e attendono, senza più prospettiva di incarnazione, con il loro corpo “astrale”, nella dimensione pneumatica o “spirituale” pertinente ai trapassati, “di incontrare -anche loro- il Signore nell’aria”.

Prelievi 2“E verremo trasformati in un batter d’occhio”

Mentre, tornando a sopra, il “verremo rapiti (testualmente “afferrati d’impeto e d’improvviso” -ndr) sulle nuvole, a incontrare il Signore nell’aria”, ci è in verità molto familiare poiché ci riconduce a quelli che sono i prelievi degli Angeli ieri, Messaggeri Spaziali o Celesti oggi; le “nuvole”, di biblica memoria, non sono il vapore acqueo, come ben tutti sanno, ma vascelli che si muovono e stazionano nell’aria o cielo.

 

Un’analoga descrizione delle modalità del Rapimento dataci da Paolo ce la dona lo stesso Cristo con una delle sue frasi più enigmatiche: “Ovunque sarà il cadavere, lì si raduneranno le Aquile”. Del cui significato, tenendo conto dei doppi termini corpo/cadavere e aquile/avvoltoi utilizzati nelle varie traduzioni, cercheremo di venirne a capo attraverso parte di un altro interessante articolo, postato sempre qui in “Eschatusblog.wordpress.com”, il cui titolo è costituito dalla stessa sibillina frase: …  Per tentare però di comprendere  meglio il significato di questa frase è necessario anche inquadrare il contesto del discorso in cui essa viene partorita. In ambedue gli evangelisti (Matteo e Luca –ndr) si tratta del discorso profetico di Gesù, quello cosiddetto escatologico e che riguarda gli eventi che precederanno la sua seconda venuta, e nel merito particolare il tema specifico sono i “prelievi” degli eletti, ciò che Paolo definisce l’impetuoso e repentino rapimento“, o sollevamento, dei veri credenti o vera Chiesa (Come da raffigurazione grafica della foto tratta dall’album profetico Eschatus). Infatti i versetti immediatamente precedenti al “nostro” ci dicono di “… due che dormiranno in un letto … due donne saranno alla macina … due uomini saranno ai campi … uno sarà preso e l’altro sarà lasciato, ed altro rigidamente in tema.  A questo punto è a Luca che bisogna tornare poiché offre degli elementi che ci aiuteranno meglio per capire. Il verso 37 del cap. 17, dopo che il Maestro profetizza che “due saranno ma uno viene preso”,  si apre con una interlocuzione dei discepoli che stanno ascoltando con molta attenzione. “E i discepoli rispondendo gli dissero: dove sarà Signore?“. Cioè dove avverrà tutto questo? Da li la risposta “secca” del Cristo che stiamo analizzando: ovunque c’è un cadavere, li arrivano gli avvoltoi. Come a rassicurarli che in qualunque posto si trovino sarebbero stati individuati nella stessa maniera di come un avvoltoio ( o un’aquila) individua la sua preda. Utilizzando in vero UNA SORTA DI METAFORA FIGURATIVA DI RIFERIMENTO PER LA LORO COMPRENSIONE,  poiché ancora non potevano interfacciarsi con determinate dinamiche e rivelazioni che oggi invece siamo in grado di assimilare. Ovviamente, credo, che questa discussione sia stata sicuramente più articolata di quanto lo striminzito versetto ci racconta. Prova ne è anche il fatto che, sempre in Luca, nella versione greca esiste una piccola appendice del 37° versetto che però non viene mai tradotta nei vangeli. Una chiosa degli stessi discepoli che rispondono con una allocuzione avverbiale “kai autò” che nell’interlineare greco-italiano passa con “I discepoli dicono si sarà, sarà si“, ma che può anche rendere correttamente come “si proprio così”, “senz’altro”, “non altrimenti”, come quasi a darsi una manata sulla fronte per dire: ma certo, così è!

 

Ma chi sono costoro che verranno prelevati in un simile ed epocale avvenimento? Con buona pace di tutti, a parte un considerevole numero di giovani e bambini che verranno portati al sicuro perché servano dopo da “seme” di rinascite, diciamo in maniera chiara e molto semplice che si tratta dei cosiddetti “Eletti” per eccellenza, i famosi 144.000 personaggi, segnati in fronte e che poi si ritroveranno ai piedi del monte Sion nella visione di Giovanni del cap. 14 dell’Apocalisse: “Sono quelli che seguono il Cristo ovunque vada. Sono stati riscattati in mezzo agli uomini per essere primizie a Dio e all’Agnello. E nella loro bocca non è stata trovata menzogna: sono irreprensibili”.

Sono gli spiriti che hanno accompagnato il Cristo nella sua missione nel mondo, che si sono incarnati nel corso del tempo per portar “gran frutto” alla Vigna del loro Signore; che hanno portato conoscenza, ammaestramento, scienza e luce dello spirito, spingendo l’evoluzione della civiltà; coloro che con le loro opere e le loro gesta hanno sempre anteposto a tutto la Legge del Cristo, in qualunque contesto storico e sociale; quasi sempre osteggiati, perseguitati e immolati sull’ara dell’ignoranza e della malvagità. Non identificano una etnia, tanto meno un gruppo di credenti religiosi, ma vanno oltre, come “iniziati” allo spirito di servizio del prossimo in qualunque attività svolgono e  in qualunque ruolo umanamente ricoprono. Non hanno per questo paura di perdere la loro vita, poiché sanno che la ritroveranno.

Oggi, essendo prossimi al “Nuovo Regno”, sono “anonimamente” incarnati nei corpi di tante donne e di tanti uomini che hanno preso coscienza della loro natura e della loro missione. 144.000 non è un numero simbolico, la loro verginità è quella al peccato che “mena ad angosce e tormenti”, e il fatto di appartenere alle “dodici tribù” originate da Giacobbe non significa che sono oggi ebrei, ma vuol dire che ne costituiscono una seppur lontana discendenza genealogica che ne incarna oggi lo spirito di ieri.

Sono gli stessi per i quali chiedeva protezione il Maestro nella sua intima preghiera poco prima di essere arrestato: Padre santo, custodiscili nel tuo nome / Quand’ero con loro, io li custodivo nel tuo nome / Io ho dato loro la tua parola e il mondo li ha odiati, perché essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. Non prego che tu li tolga dal mondo, ma che tu li custodisca dal Maligno. Essi sono nel mondo ma non sono del mondo, come io non sono del mondo. Come tu hai mandato me nel mondo, anche io ho mandato loro nel mondo. Chiedendo intercessione anche per tutti coloro che li avrebbero seguiti e ascoltati: Ti prego, non solo per loro ma per tutti coloro che credono in me per mezzo della loro parola. 

Eugenio Siragusa, quando parlava dei Centoquarantaquattromila Eletti asseriva che essi “appartenessero” pure ai dodici Apostoli, in numero di dodicimila per singolo, e che fossero anche dei Mutanti. Mutanti non perché si trasformassero in fantasmagoriche entità, ma Mutanti nel profondo significato alchemico e spirituale del termine, ovvero con la capacità di mutare il nero in bianco, l’odio in amore, ciò che divide in ciò che unisce, il pianto in sorriso, lo sconforto in gioia.

E sono sempre coloro cui Gesù promette di apparecchiare un”posto” poiché nella casa del Padre suo, il Cosmo, “ci sono molte dimore”. “E quando sarò andato e vi avrò preparato il posto, ritornerò e vi accoglierò presso di me, affinché dove sono io siate anche voi”. Così come dice anche Paolo, dopo essere stati “rapiti” ed aver incontrato il Signore “nell’aria”: “ e così staremo sempre con il Signore”.

 

Una cosa ancora riguardo al Prelevamento delle  Primizie della Vera Chiesa di Cristo, che puntualizza quella inesauribile fonte di sapienza e di conoscenza che è Paolo: “tutti saremo trasformati, in un momento, in un batter d’occhioanche i morti resusciteranno incorruttibili e anche noi saremo mutati … poiché  … la carne e il sangue non possono ereditare il Regno di Dio; similmente la corruzione non eredita l’incorruttibilità … poiché bisogna che questo corruttibile rivesta l’incorruttibilità e questo mortale rivesta l’immortalità”. Il che, sostanzialmente, ci dice che negli istanti del “Rapimento” i corpi dei prelevati muteranno repentinamente subendo un passaggio da uno stato di corruttibilità e mortalità ad uno di incorruttibilità e immortalità, il che equivale a dire il famoso salto dimensionale e il definitivo abbandono della densità della Terza Dimensione.

E  così come abbiamo portato l’immagine dell’uomo terrestre, porteremo anche l’immagine dell’Uomo celeste”.

 

________________________

 

P.S.questo modesto scritto vorrei dedicarlo a tutti i miei fratelli, tra i quali in particolare i tanti studiosi Evangelici, Testimoni di Geova, e in minor parte cattolici, che con la loro passione e le le loro ricerche, sono stati di aiuto a suffragare e consolidare la mia altrettanta modesta ispirata intuizione. Da parte nostra noi, figli della Chiesa Iniziatica Giovannea, abbiamo aggiunto solo quanto purtroppo negato dalla stoltezza di una concezione teologica mendace e sedimentata nel tempo. Ma che si abbina e si armonizza in perfezione con gli studi di cui sopra.

 

 

(*) Il termine utilizzato da san Paolo nella sua Prima Lettera ai Corinzi, cap. 15 e versetto 52, è “incorruttibili“, che traduce fedelmente l’originale greco “afthartoi“, e come parimenti in fedeltà traducono tutti i testi. Tranne quelli cattolici Cei, dove invece utilizzano il vocabolo improprio di “incorrotti”, che in greco sarebbe “adiafthartoi”, e che non esiste nella stesura di origine. Il tutto per dar forza e avallare il favolistico racconto, loro summa teologica, dello scoperchiarsi delle tombe con scheletri e resti in decomposizione che vengono fuori, ridicolo postulato che strumentalizzano per spiegare la “resurrezione dei morti”.

Incorrotto è un aggettivo che ben s’addice di qualcosa che è nato corruttibile, e pur sempre soggetto a ipotesi di corruzione. Incorruttibile, invece, definisce ciò che nasce con la condizione dell’incorruttibilità. 

In quanto alla “Resurrezione dei morti e dei vivi“, avremo modo di parlarne più avanti.

 

La profezia del Gran Monarca

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Esistono profezie che sono poste fuori dal contesto strettamente biblico, anche se ad esso sicuramente collegate. Si tratta di quelle che la Chiesa definisce rivelazioni private” o “rivelazioni speciali”, che sono scaturite, dopo la conclusione dei fatti narrati nel Nuovo Testamento, ininterrottamente dai primissimi secoli dell’era cristiana sino ai nostri giorni. Come possiamo ben immaginare sono invero tantissime e solo una piccolissima parte di esse ha avuto il riconoscimento dell’autorità ecclesiastica. Mistici, veggenti, laici e religiosi, di ogni epoca e di ogni età, hanno avuto, sotto l’influsso di un contatto sovrannaturale con le figure di riferimento ascrivibili al pantheon cristiano, la possibilità di arricchire notevolmente il corpus profetico che riguarda gli importanti avvenimenti degli “ultimi tempi”. Tra costoro sicuramente una nota a parte merita Nostradamus, le cui criptiche quartine sono un punto di riferimento importante per l’amante e lo studioso della profezia. E tra le vicende previste in questi secoli da codesti “profeti minori” spicca quella della comparsa e dell’opera del cosiddetto “Gran Monarca”. Che avverrà, secondo quanto vaticinato, prima del “Rapimento” e si esaurirà con l’inizio del periodo oscuro della “Grande Tribolazione” che manifesterà il “Figlio della Perdizione”. Ne parlano, ad iniziare dal IV° secolo sino ai nostri giorni, moltissimi veggenti tra cui anche personalità del calibro di Ildegarda di Bingen, Caterina da Siena, Francesco di Paola e Giovanni Bosco.

Si tratta di un illuminato personaggio cui molti accreditano una discendenza di “sangue” da antiche dinastie reali francesi, cosa questa tanto cara a certi filoni newage che vorrebbero far risalire il tutto addirittura a Maria Maddalena… Anche se S.Francesco di Paola addirittura dice che è in Sicilia che avrà i natali. Ora, speculando, le due cose potrebbero anche armonizzarsi e non essere in contraddizione se si tiene in conto che la visione profetica attinge parzialmente dalla totalità dello spazio tempo del vissuto di questo soggetto, visualizzandolo magari in diverse ma singole esperienze del vissuto incarnato.

Le profezie che riguardano il Gran Monarca concordano tutte nel dire che   .   dopo un tremendo periodo di grandi disordini, sconvolgimenti e di crisi continue, Dio permetterà che la corrotta ed apostata Europa cristiana venga invasa dalle genti islamiche, materializzando una delle tante paure che già adesso allarmano. Non durerà molto poiché sarà grazie a questo personaggio, visto dai veggenti operare in sinergia con quello che definiscono un “Papa Santo”, che “i Maomettani verranno annientati e ricacciati”, anche con “l’aiuto degli Angeli“, annullandone qualunque altra velleità, come evidenzia anche Nostradamus in più di una quartina. Sarà “monarca” in occidente quanto in oriente – dicono le profezie – e “la pace regnerà su tutta la terra perché Dio legherà Satana per un certo numero di anni prima dei giorni del figlio della perdizione”; “tutte le nazioni verranno ad adorare Dio nella vera fede … ci saranno molti santi e dottori sulla terra”, cosa che fa riecheggiare le profezie della Neumann, e della Emmerich sulla nuova Chiesa Vera, che sarà edificata da religiosi, laici e anche Angeli; “la terra sarà molto produttiva e molti ebrei, pagani ed eretici entreranno nella Chiesa”. Cosa che prefigura anche Melania Calvat in un chiaro riferimento nel grande Messaggio de la Salette: “Allora si farà la pace, la riconciliazione di Dio con gli uomini; Gesù Cristo sarà servito, adorato e glorificato; dappertutto fiorirà la carità. I nuovi re saranno il braccio destro della Santa Chiesa, che sarà forte, umile, pia, zelante e imitatrice delle virtù di Gesù Cristo.
Il Vangelo sarà predicato dappertutto e gli uomini faranno grandi progressi nella fede perché vi sarà unità tra gli operai di Gesù Cristo e perché gli uomini vivranno nel timor di Dio”. Il beato Bartolomeo Holzhauser, del sec. XVI, va ancora più a fondo nella descrizione di dettagli fondamentali che porteranno a questa palingenesi: in quel tempo “nessuno potrà distorcere la parola di Dio … ci sarà un Concilio ecumenico che sarà il più grande di tutti i concili. Con la grazia di Dio, con la potenza del Grande Monarca, con l’autorità del Santo Pontefice e con l’unione di tutti i Principi più devoti, l’ateismo e ogni eresia saranno banditi dalla terra. Il Concilio definirà il vero senso della Sacra Scrittura e ciò sarà creduto e accettato da tutti”. Il che costituirà la propedeutica alla grande Opera che realizzerà le parole profetiche del Cristo: “Questo Vangelo del Regno prima deve essere predicato in ogni angolo della Terra. Poi verrà la fine”. Ed è qui che verrà data a tutti la possibilità di “conoscere” e di non poter più dire “Io non sapevo“, giacché a tutt’oggi sono in molti a “non sapere”, oltreché per disconoscenza, soprattutto per i limiti e le insufficienze di una millenaria spiegazione teologica sulle grandi Leggi Cosmiche contenute nei Vangeli e nel resto del Nuovo Testamento, e in parte anche nel Vecchio Testamento.

 

Una sinergia, questa del Gran Monarca con il Papa Santo, che sarà come un “Impero”, che se pur non si estenderà su tutto il mondo, sarà manifestazione politica dell’unificazione dell’umanità cristianizzata. “Regno umano di angelica fattura”, lo definisce Michel de Notredame che sapeva bene chi rappresentasse il personaggio del Gran Monarca, che indica più volte con lo pseudonimo di “Selin” e di cui ne annuncia l’avvento attraverso un’altra sua celebre quartina (I,4), cui corrisponde il dipinto profetico in alto di ESCHATUS: “Dall’Universo sarà fatto un monarca, che in pace e in vita non sarà a lungo, quando si perderà la peschereccia barca, sarà retta nel più grande detrimento”. Dove il riferimento alla “barca”, o Chiesa evangelizzatrice, prefigura già i tempi della Tribolazione.

 

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Resurrezione e Rinnovamento (dai dipinti di ESCHATUS)

 

Ma chi è questo personaggio che sinora abbiamo chiamato Gran Monarca? Di lui S. Francesco di Paola ci dice che: “… comincerà ad investigare i segreti di Dio sopra la lunga visita e reggimento che farà lo Spirito Santo nel mondo per mezzo della Santa Milizia”. Il che è molto sorprendente, poiché se lo dovessimo interpretare in rigor di logica e conoscenza ci sta dicendo che costui sarà iniziato al “sacro” ed alla spiritualità nello studio della “reggenza” messianica e redentrice dell’Intelligenza Cosmica sulla Terra attraverso la Angelica Santa Milizia che tutti sappiamo cosa sia! Avrà anche la grande capacità di discernere i desideri dei cuori della gente: “Oh felice tal uomo, che ha da avere dei grandissimi privilegi presso l’Altissimo. Andrà interpretando gli oscuri segreti dello Spirito Santo, e molte volte sarà ammirato nel conoscere gli interni segreti del cuore degli uomini rivelatigli dallo Spirito Santo”. E “tal cosa si manifesterà – chiosa il santo calabrese – quando si vedranno le croci con le stimmate e si vedrà sopra lo stendardo Viva Gesù Cristo”

Ma chi è? Ebbene, è opinione diffusa tra gli studiosi e gli esegeti che si tratti del profeta Elia, precursore, nelle vesti del Battista, della prima venuta, precursore anche della seconda venuta del Cristo. Lo stesso Cristo lo conferma ai suoi quando dice che “Elia dovrà venire di nuovoprima della fineper ristabilire ogni cosa”; cosi come la profezia del biblico Malachia che dice che Dio manderà “Elia, il profeta, prima che venga il giorno grande e spaventevole dell’Eterno. Egli ricondurrà il cuore dei padri verso i figliuoli, e il cuore dei figliuoli verso i padri, onde Io non venga e realmente colpisca la Terra, votandola alla distruzione”; o come la rivelazione dell’Angelo a Zaccaria durante l’annuncio della nascita di Giovanni il Battista con il quale Dio “andrà davanti a lui con lo spirito e la potenza di Elia, per volgere i cuori dei padri ai figli e i ribelli alla saggezza dei giusti, per preparare al Signore un popolo ben disposto”. Un ministero che chiaramente il Battista non adempì nella sua manifestazione di allora. Altri riferimenti profetici possiamo coglierli in qualche rivelazione attuale dove viene definito “l’Angelo di Pace”, e con molta probabilità anche con l’Angelo, in Apocalisse 19,9-10, che rimprovera Giovanni che si prostra ai suoi piedi, o in maniera più verosimile e pregnante con il 7° Angelo di Laodicea, 7° periodo della Chiesa, che “suonando” e “parlandocompirebbe il “mistero di Dio” con la rivelazione delle “voci” suggellate dei “Sette Tuoni“.

Un avvenimento, questo di Elia nelle vesti del Gran Monarca delle profezie, che appare come un riordinamento e una riparazione necessari della vita spirituale e civile degli uomini, alla luce di una “verità” rivelata finalmente libera da divisioni e interferenze millenarie, e fondata su una universalità di principi e leggi che daranno nuova coscienza e nuova consapevolezza. Anche per affrontare i tenebrosi eventi che arriveranno.

 

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“per preparare al Signore un popolo ben disposto” (dai dipinti di ESCHATUS)

 

 

POST SCRIPTUM. Qualcuno potrà pure scuotere la testa o arricciare il naso dinnanzi ai contenuti lineari e chiarificatori di questa profezia, che può apparire fantastica e surreale al credersi. Quanto a me, io vi ho solo posto un poco di ricerca e la mia modesta conoscenza, con l’aiuto di provvidenziale intuizione. Non so se gli eventi descritti si svolgeranno in simil maniera esposti, ma di una cosa son più che certo, della chiara e perentoria profezia di Nostro Signore che si adempirà: “Elia dovrà venire di nuovo prima della fine, per ristabilire ogni cosa”.

 

 

 

 

SINISTRI BAGLIORI DEL REGNO DELL’INIQUO

Una storia nei giorni scorsi ci ha spezzato il cuore per la sua drammaticità e per il suo incredibile epilogo: quella del bimbo inglese Alfie. Ho desiderato darle attenzione in questa sede incollando un sintetico ma esaustivo articolo di un giovane fraterno amico, Daniele Manca, sardo, istruttore di arti marziali nonché ricercatore di tematiche riconducibili ad una spiritualità seria e autentica.

La vicenda di Alfie, anche se non è la prima nel genere, suona come un ulteriore campanello di allarme sull’effimero valore della vita humana su questo indemoniato pianeta e su una certa ideologia falsamente sponsorizzata come conquista sociale e giuridica che in vero però sembra costituire in embrione un propedeutico scalino che porta alla famosa e biblica “abominazione della desolazione” che sarà uno degli orribili tratti distintivi dell’ascesa del Regno dell’Anticristo.

 

<<  Alfie é morto Martire

Leggete la sua storia incredibile:

Chi é Alfie Evans?
È un bimbo di 21 mesi affetto da una malattia neuro degenerativa attualmente priva di una diagnosi certa:
qualcuno asserisce che il bimbo sia nato sano e poi si sia ammalato a seguito di una vaccinazione, ma i genitori non hanno mai pubblicato alcun documento a riguardo.
Piuttosto, la malattia del piccolo pare lo abbia reso muto, sordo e cieco, e i continui attacchi convulsivi lo hanno portato al danneggiamento permanente del tessuto celebrale.
I genitori hanno diffuso foto e video dove il bimbo si muove e sorride, ma asseriscono gli esperti che si sia trattato di coincidenze quando non addirittura paresi facciali riconducibili alla epilessia stessa.

L’Ospedale ‘Alder Hey’ di Liverpool dov’é stato ricoverato ha giudicato la sua malattia ‘incurabile’ e ha voluto pochi giorni fa staccare i sostegni vitali di base per farlo morire “naturalmente”.

L’Ospedale Bambin Gesù di Roma aveva dato la sua disponibilità a prendersi cura di Alfie per accompagnarlo nella malattia senza accanimento terapeutico ma anche senza cedere alla trappola della eutanasia infantile, per intercessione del Papa che aveva chiesto alla Direttrice Enoch di fare “il possibile e l’impossibile per salvarlo”.
Persino il governo Italiano si é mosso diplomaticamente nel tentativo di dare uno spiraglio alle rigide leggi inglesi, donando la cittadinanza Italiana ad Alfie…
Nonostante questo, l’ospedale di Liverpool ha fatto ricorso contro i genitori, e mercoledì 11 aprile l’Alta Corte di Londra confermava il distacco dei macchinari che tengono in vita Alfie;
La morte di Alfie Evans viene “programmata” per venerdì 13 aprile:
Siamo a Giovedì 12, e Tom Evans tenta di portar via il figlio dall’Alder Hey Hospital per trasferirlo in Italia (allorché i suoi legali gli avevano confermato che il permesso dei giudici inglesi di staccare le spine non impediva comunque ai genitori di affidare le sue cure a un altro ospedale).
Per impedire il trasferimento l’Alder Hey Hospital allerta le forze dell’ordine:
i genitori denunciano la violazione dei loro diritti fondamentali (in quanto la Polizia li ha bloccati senza un mandato dell’autorità giudiziaria) ma…
Entro poche ore, il Giudice competente per il caso di Alfie emette un’ordinanza con cui depriva Tom e Kate della responsabilità genitoriale, paventando a Tom un’accusa per aggressione se si fosse avvicinato nuovamente a suo figlio;
sabato 14 aprile la capo-infermiera dell’Alder Hey Hospital allontana persino la madre di Alfie dalla sua stanza, minacciandola di impedirle del tutto di poter assistere il figlio malato.
Intanto viene convocata una nuova udienza davanti alla Corte d’Appello per lunedì 16 aprile, in cui decidere se i genitori di Alfie hanno il diritto di trasferire il figlio in un altro Ospedale. La decisione è attesa per la mattina di martedì 17 aprile: come tutti sappiamo, viene sancito un altro NO al trasferimento.
Domenica 15 aprile Papa Francesco citava di nuovo Alfie Evans, durante il Regina Coeli in Piazza San Pietro, chiedendo che si continuasse a curarlo nel rispetto della sua vita e della sua dignità umana.
Mercoledì 17 aprile Papa Francesco riceve Tom Evans in udienza privata a Santa Marta. Poco dopo, davanti a decine di migliaia di persone riunite in Piazza San Pietro per l’Udienza generale, torna a chiedere il rispetto della vita di Alfie.
Venerdì 20 aprile la Corte Suprema respinge il ricorso della famiglia Evans, che si appella per un’ultima speranza alla Corte Europea dei Diritti Umani… Che purtroppo, come nel caso di Charlie Gard, dà ragione ai medici.

E’ la mia sincera speranza che possa essere fatto tutto il necessario per continuare ad accompagnare con compassione il piccolo Alfie Evans e che la profonda sofferenza dei suoi genitori possa essere ascoltata.
Prego per Alfie, per la sua famiglia e per tutte le persone coinvolte.”
(Papa Francesco, 4 aprile 2018)

Alla fine, dopo tanti giorni di battaglie e persino di respirazione autonoma (senza macchinari), il bambino muore, alle 2:30 di stamattina.
Suo padre scrive così sui social:
“Il gladiatore ha deposto il suo scudo, e ora ha messo le ali”.
Bergoglio si dice “profondamente toccato”, mentre é di queste ore la notizia che il Sacerdote che aveva dato al piccolo l’unzione per i malati era stato misteriosamente cacciato dall’ospedale inglese.

E così Alfie diventa un nuovo martire: Non solo inglese, non Italiano… Ma un martire del mondo e un simbolo universale della follia umana e del cinismo di quest’epoca dannata.

I coniugi Evans, Tom e Kate, avevano dato a suo tempo credito ad altri numerosi e autorevoli pareri medici che suggerivano di provare altre vie terapeutiche, che ora non sapremo mai se avrebbero potuto migliorare le sue condizioni.
Avevano inoltre chiesto con insistenza un’urgente operazione di tracheostomia per permettere ad Alfie di respirare in modo meno difficoltoso.
Ma l’Ospedale si era rifiiutato, come detto, di consentire il trasferimento del bambino in un’altra struttura per soddisfare anche solo alcune di queste richieste:
La domanda é, ancora, Perché?
Perché questo accanimento burocratico e cotanto cinico del prevalere della legge?

Invece di ascoltare le sacrosante richieste dei genitori di Alfie, l’Ospedale si era rivolto ai magistrati per toglier loro la patria potestà e per affidare la rappresentanza legale del bambino a un estraneo che fosse d’accordo con la scelta di interrompere i sostegni vitali del piccolo malato.
Chi si é pronunciato per il distacco di respirazione e nutrimento, intanto si é saputo essere un giudice pro-eutanasia. Un caso? Io non credo.

Anche stavolta, come nel caso del piccolo Gard, numerose strutture ospedaliere in Europa e in tutto il mondo si sono messe a disposizione per accogliere il bimbo (e provare a curarlo con trattamenti che potevano dargli una speranza di miglioramento)… Ma le autorità inglesi hanno rifiutato ideologicamente ogni richiesta, con la giustificazione che ogni trasferimento avrebbe potuto peggiorare le condizioni del piccolo…
Capito? Peggiorare per dargli una speranza no, é “rischioso”, mentre ammazzarlo spudoratamente é stato “nel suo miglior interesse”.
E i Reali d’Inghilterra, in tutto questo, dov’erano? Non una parola di speranza, non una citazione, non un comunicato di umana pietà… Niente di niente é fuoriuscito dalle stanze ciniche di Buckingham Palace, checché da lì nulla di quanto accade in Gran Bretagna passi inosservato.
Forse, chissà, con la reverenza che le autorità ripongono nella Corona Inglese, qualcosa si sarebbe mosso a favore della vita.
Il Papa della chiesa Cattolica é rimasto inascoltato… Ma forse Elisabetta sarebbe stata ascoltata, non credete?

Una cosa é certa:
Siamo al terzo caso di eutanasia infantile, in pochi mesi, sempre in Inghilterra e sempre con la complicità della Corte Europea dei diritti umani che dà ragione alla medicina e non ai genitori naturali, ai burocrati e non a chi aveva messo al mondo il piccolo.
Bene, qualcuno dirá che è “un caso delicato” del quale chi non é medico non ha competenze per parlarne, qualcun altro dirà che la Costituzione Europea non cita le radici Cristiane e che dunque l’etica del Papato gli inglesi e l’EU la possono rispedire a pedate nello stivale, eppure…

Qui qualcosa non torna.
E risulta molto, troppo, strana.
Se anche il Papa in diversi appelli pubblici si é mosso, e non è stato preso in considerazione (volutamente), significa che i poteri forti, quelli che dietro i governi prendono le decisioni per davvero, avevano volontà ferrea che il bambino morisse.
Anche stavolta hanno vinto loro:
Uccidendo il bimbo, e parlando un linguaggio rigidamente medico, hanno de facto negato la possibilità dell’esistenza di un’anima dentro un corpo biologico (giudicato inservibile perché privo di coscienza di sé apparente e raziocinio) e offeso persino la mobilitazione della chiesa Vaticana.
Ma non solo… Togliendo ai suoi genitori la possibilità di decidere sulla vita di un bambino, uno stato si autodetermina possessore di un bene-oggetto (come in una corporation privata), riservandosi la possibilità di eliminarlo fisicamente qual’ora l’oggetto in questione sia “difettoso”, costoso da mantenere, o improduttivo nell’interesse della logica naziliberistica del nasci-produci-muori.

Che mondo di assassini stiamo vivendo?
E soprattutto, di chi dobbiamo fidarci se questo caso ha dimostrato che all’occorrenza i camici bianchi (medici), le divise (polizia), e le toghe (i giudici) possono coalizzarsi tutti contro per difendere i più forti e gli assassini della vita?

Bella domanda.
E ora raccogliamoci in preghiera.
Ma, stiamone certi, un qualcosa di simile potrebbe accadere ancora… Ed anzi accadrà, Perché i precedenti hanno dato ragione a lor signori…!!!

(Daniele)  >>

 

( Pubblicato il  28 Aprile 2018 sul blog di Daniele che invito a visitare                      https://proeliumlucis.wordpress.com/ )

RENOVARE IUVAT

Esiste purtroppo ancora una perniciosa attitudine in alcuni nel voler a tutti i costi contrapporre la figura di Eugenio Siragusa a quella di Giorgio Bongiovanni in virtù della presa di posizione dissociativa che il primo ebbe nei confronti del secondo tra la fine degli anni ’90 e l’inizio del millennio. Lungi dal voler entrar in dettagli sul “come” e sul “perché” circa le umane vicende che portarono a questa clamorosa separazione, ho desiderato riesumare un mio vecchio articolo in merito che possa contribuire ancora a porre riflessione e vero discernimento spirituale soprattutto a beneficio di quelle anime “nuove” che il Cielo copiosamente spinge sul sentiero del Risveglio.

                                   

PREMONIZIONI SINCRONIZZATE–          

 – “In particolare per coloro che credono di appartenere alla “Tribù di Giovanni” –

Tanti e tanti anni fa, era la seconda metà degli anni ’70, quando, ragazzi, avevamo la nostra piccola sede del Centro Studi Fratellanza Cosmica, vivevamo un tempo particolare di crescita e di risveglio, stimolati in questo dalla presenza e dagli scritti del fratello “maggiore” Eugenio la cui Personalità spirituale che lo guidava era stata da tutti noi già perfettamente compresa.
Fu in quel periodo che prendemmo un vecchio registro contabile e lo adibimmo a diario, che poi scherzosamente etichettammo con il termine di “Diario di bordo”, in cui annotavamo le nostre esperienze, quello che avveniva ed il nostro intimo sentire. Per la gran parte è tutto scritto da me, ma buona parte ebbe anche Giorgio ed a seguire anche Tino e Filippo, senza contare tutti gli altri, anche i tanti coloro che si trovarono a “passare” da li…
Diversi sogni fatti venivano anche annotati, poiché contenevano elementi ed a volte conoscenze che ritenevamo importanti. Di due di questi vorrei oggi parlarvi, sogni che ho fatto io: il primo nel periodo antecedente l’arresto e la storica vicenda giudiziaria di Eugenio Siragusa; il secondo nelle settimane succedanee all’uscita dal carcere dello stesso.

DIARIO I

I°) – “Ricordo di un uomo, condannato a morte. Quando venne preso, con voci e clamori, era come se a bordo di un camioncino, camminando, travolgesse quello che incontrava, uomini o cose (ma come se fosse anche la notizia di tutto ciò, che travolgeva). Poi vedo una stanza dove è questo uomo, seduto e calmo. Noi cerchiamo vagamente di fare qualcosa per lui. Niente: come se la sentenza o la condanna non avessero possibilità di appello.
Eppure eravamo li con lui, coscienti del fatto, rattristati ma nello stesso tempo sereni e pacati come se comprendessimo che quello che doveva accadere non si poteva mutare, anche se speravamo… Il volto dell’uomo non era chiaro, quasi evanescente… ma una sensazione mi pressava tanto che mi spinse letteralmente a fare uno zoom sul suo viso: per un attimo, ma solo per un attimo, vidi chiaro e distinto il volto di Eugenio che appena abbozzò il suo radioso sorriso.
Un attimo, dopo di ché tornò ad essere evanescente, quasi sfocato…

 

DIARIO II

II°) – “Ricordo di essere nella piazza del paese che sta di fronte a casa mia, all’angolo quasi con la strada ed il bar di “Paolino” e mi trovo dinnanzi molte persone, tra cui fratelli di Nicolosi di cui vedo i volti assieme ad altri che non conosco. Attorniano tutti una figura quasi come fosse un totem o un feticcio, in un clima che molto mi ricorda l’ambiente di Erode nel famoso film “Jesus C. Superstar”. Io provo un senso di fastidio, quasi di repulsione.
Alcuni di loro si accorgono di me e mi si precipitano tutti incontro, portando a spalla la figura che attorniavano, un uomo che con mio sommo stupore vedo che è “papà” Eugenio, un Eugenio che però istintivamente ed immediatamente non sento essere come il vero, bensì un falso. Era identico nel viso, la sua tuta, lo stemma dell’Aquila su di essa, il cappellino da baseball che porta sempre, ma…non era lui. Sorrideva anche, larghi sorrisi, ma non era il sorriso che conosciamo, solare e radioso, lo percepivo bene. Forte era la mia determinazione interiore a resistere a questo inganno, come forti il senso di fastidio e di repulsione che provavo verso di loro, i quali era come se tentassero con ogni mezzo di coinvolgermi e soprattutto convincermi che quello era Eugenio e che con loro dovevo stare, arrivando persino a sollevare un braccio di “Eugenio” per ostentarmi l’anello che portava al dito, identico a quello che ha…
Dopodiché la mia “rabbia emozionale”, sfocata questa scena, mi porta ad un’altra dove mi vedo avvinghiato in mezzo a topi e serpenti, da cui faticosamente riesco a divincolarmi e gustare la sensazione liberatoria dall’incubo.
E subito mi sveglio, sudato: erano le sei meno un quarto del mattino.
Per quanto riguarda il primo sogno fu facile trovare, alla luce di quello che sarebbe accaduto in seguito, una forma di spiegazione interpretativa che lo legava alla vicenda giudiziaria di cui fu vittima Eugenio nel 1978. Un periodo, dal giorno dell’arresto sino a quello del processo, che vivemmo molto intensamente e di cui possediamo in parte appunto un resoconto in memoria che si potrebbe anche postare in seguito.
Ma per il secondo, per quanto mi sforzassi di analizzare simboli e significati come ad esempio topi e serpenti che rappresentano categorie ed atteggiamenti di bassissimo livello e verso cui in natura l’aquila è implacabile…, non sono mai riuscito a trovargli un collegamento con il vissuto reale. A parte l’identificazione sommaria del “mandante” di tale inganno, l’Avversario, il nemico di sempre, attraverso di chi o di cosa si sarebbe servito quest’ultimo per attuarlo?
Vi confesso che per oltre 30 anni questo sogno, vivissimo e lucido nei ricordi ancor più che nello scritto, non ha trovato per me nessuna possibilità “esegetica”, pur essendosi consumato, nel lontano 1995, il mio distacco dallo stesso Eugenio con una
serie di travagliate vicissitudini che pochi conoscono.
E’ solo in questo tempo, in questi anni trascorsi dalla sua dipartita, che alcune vicende ed il loro inevitabile corollario mi hanno fatto lentamente metabolizzare il significato vero, profondo ed al tempo stesso tremendo di questo sogno.
E’ la nota e dolorosa separazione tra Eugenio e Giorgio ad essere il sostrato su cui si adagia una triste vicenda che, paradossalmente rinvigorita dopo l’umano addio dello stesso Eugenio e con la postuma pubblicazione di alcuni video, vede una deleteria ed aspra contesa contrapporre ferocemente il fratello al fratello, ponendo in ginocchio la fraterna cristica comune unione e lasciando il Cielo sconcertato…
Umane vicissitudini, debolezze della carne, sbagli ed incomprensioni mortificano il valore dello Spirito e confluiscono in un coacervo di mistificazioni che danno origine a quel che io definisco “L’ERRORE” , che vedrà il suo culmine di blasfemìa nel tentativo, in seguito rientrato, di depotenziare la legittimità della missione di Gesù il Cristo e del Suo sacrificio, determinando confusione, disorientamento, la “fuga” e l’allontanamento di molti.
E tornando al sogno, sono sempre i “vecchi” – tra i quali per anagrafe mi colloco anch’io – con il concorso dei “nuovi”, gli ultimi dell’ennesima ultima evangelica ora.., coloro che fomentano ed alimentano un dinamismo fratricida, pernicioso e velenoso, servendosi della figura di Eugenio, “portandolo a spalla“, ed, nel tentativo di perseguire il fine di chi realmente li spinge a ciò, arrivano persino ad “ostentarne l’anello“, ovvero il sigillo, il suo sigillo, ovvero la sua vera ed autentica opera. Il grande Messaggio Cristico, passato per la spirituale personalità di Eugenio, viene così strumentalizzato ed utilizzato come cuneo nella coscienza soprattutto di chi è ignaro od ancora non sufficientemente cosciente…,per veicolare odio e disprezzo per gli “altri”, i propri fratelli…
Vi confido che anche io mi sono trovato coinvolto in questa logica devastatrice, come “topi e serpenti” potrebbero testimoniarne forse.., ma da un bel poco di tempo mi sono accorto dello sbaglio commesso ed adesso ho deciso di rendervi partecipi di queste riflessioni, poiché si può ben essere convinti di “rispettare” la memoria di Eugenio o di “difendere” le azioni di Giorgio…, ma così continuando altro non si farà che allontanarsi dalla Luce della Verità e dal profondo senso di responsabilità che ha comportato e comporta la “chiamata“.
Il Maestro ci lasciò uno strumento efficace per poter esercitare il nostro discernimento, condensato in poche e semplici parole: “Dai loro frutti li riconoscerete”.
Vorrei chiarire a tal fine – avrei potuto premetterlo prima – che nessuno, ripeto NESSUNO, deve sentirsi il destinatario e/o l’accusato dell’espressione dei miei pensieri, in quanto desidero solo evidenziare gli atteggiamenti, le azioni, e non puntare l’indice verso alcuno, come si dice in gergo… “il peccato, non il peccatore…“. E questo in virtù di quanto ci è stato detto, scritto e tramandato, ovvero “non giudicare“, poiché è vero che nessuno di noi se lo può permettere, ché sbagliamo tutti, ché nessuno in realtà sa cosa alberga veramente nell’intimo del fratello, ché nessuno sa realmente come si siano svolte le sue vicende, che tutti spesso siamo spinti da forze buone o meno buone ad agire… Evidenziare, constatare, riprendere: questo ci è lecito.
Ora, come si può parlare di “Leggi Cosmiche”, “Padre Glorioso”, “Verità di Cristo” e “Rivelazione del Consolatore”, quando contestualmente si insinua il dubbio ed il sospetto verso il fratello? Quando si punta l’indice contro i propri fratelli definendoli “traditori” e seguaci dell’inganno e dell’Anticristo? I propri fratelli! Gli stessi che il Tempo ha posto sullo stesso sentiero, che sentono e lottano per le medesime cose…
Come si può pensare e dire: “A me di questi…non interessa niente!” Oppure rispondere con luciferino orgoglio: “Io lavoro, faccio questo…faccio quest’altro…tu cosa fai? Tu non fai niente!” Come si può invocare, ad ogni piè sospinto, la giustizia divina per gli altri quando si è talmente ciechi da non vedere la grande ingiustizia che commettiamo? Procede dal Padre tutto questo?
Diverse volte sono rimasto turbato e triste nel vedere il reiterarsi di questa postura ed in un paio di occasioni, come ci aveva insegnato Eugenio, “consulto” *L’Imitazione di Cristo*, e quello che ne viene fuori é simile nel contenuto: “Contro i vuoti giudizi umani” e poi “Riferire tutto a Dio, ultimo fine”, che sono un invito chiaro a lasciar perdere vane contese e malsane seduzioni.
Un’ultima volta, molto amareggiato per quanto leggevo, “chiesi” di nuovo aiuto e lumi al mio Signore. Il passo che si “aprì” ve lo voglio trascrivere nelle sue parti salienti: “Sappi che l’antico Avversario tenta in ogni modo di ostacolare il tuo desiderio di bene, distogliendoti da qualsiasi esercizio di devozione: distogliendoti cioè dal culto dei santi, dal pio ricordo della mia passione, dall’utile pensiero dei tuoi peccati, dalla vigilanza del tuo cuore; infine dal fermo proponimento di progredire nella virtù.
L’antico avversario insinua molti pensieri perversi, per molestarti e spaventarti, per distoglierti dalle preghiere e dalle sante letture…
…Combatti come un soldato intrepido. E se talvolta cadi per la tua debolezza, riprendi forza maggiore, fiducioso in una mia grazia più grande, guardandoti però attentamente dalla vana compiacenza e dalla superbia: é a causa di esse che molti vengono indotti in inganno, cadendo talora in una cecità pressocché incurabile. E’ questa rovina degli uomini superbi, stoltamente presuntuosi, che ti deve indurre a prudenza ed indefettibile umiltà“.
In verità dovremmo chiederci, con vera umiltà e cosparsi di cenere, “cui prodest?”, in coloro che si riconoscono toccati dallo Spirito Giovanneo, questa deleteria dinamica atta a distruggere anziché, come dovremmo, costruire? A chi serve alimentare odio e divisione?
Di sicuro non al Padre, di certo non a Cristo, e chiaramente neanche allo spirito del Consolatore. I Loro desiderati sono tutt’altro, e stolto è colui che pensa di poterli adattare al proprio volere.
Chi invece, con la sua arte sottile e raffinata, è riuscito ad introdursi… ed ispira le strategie peculiari della sua natura dissuasiva è il nemico di sempre, l’Avversario, lo stesso che fu all’origine della divisione tra Eugenio e Giorgio.
Chi ha intelligenza comprenda!
E’ l’annientamento, la distruzione della “Tribù di Giovanni” nelle sue mire…e sta a noi evitare che questo avvenga poiché, in caso contrario, come fu un tempo per altri…, anche per noi “il Regno di Dio ci sarà tolto dalle mani e dato ad altri che ne porteranno gran frutto“.
All’Intelligenza Divina non mancano certo i mezzi per mutare programmi e programmati, e gli Angeli del Signore non ci metterebbero molto a “raccogliere per le strade poveri, storpi, ciechi e zoppi” e condurli nella sala del Convito in luogo di coloro che hanno rifiutato l’invito…
Penso che questo sia molto di più di un semplice ammonimento.
In questo periodo di grande confusione dove con quotidiana frequenza sorgono nuovi messaggeri, nuovi contattati, sibillini mistici e veggenti, apostoli, profeti, loquaci canalizzatori, discepoli e con una certa inflazione le Maddalene…, in questo tempo dico, le forze della dissuasione sono più che mai operanti, osando quello che raramente veniva osato: provare, indurre in tentazione e sedurre utilizzando suadenti forme ed energie che l’imponderabile extra dimensionale loro concede, e servendosi ingannevolmente anche delle figure verso cui si nutre una particolare devozione, Gesù ed Eugenio compresi…
Per riconoscere chi “servono” costoro forse qui potrebbe entrare in gioco il tanto decantato discernimento:

se antepongono i veri valori dello spirito a quelli illusori della mera retorica pseudo-spirituale,

se alimentano la comunione delle anime e non la loro divisione,

se il loro fare edifica e non distrugge,

se manifestano l’umiltà vera del silenzio e della comprensione anziché quella servile e bugiarda delle parole,

se amano rimanere semplici tra i “piccoli” piuttosto che mostrare adulazioni ed esaltazioni sulla loro “esclusività”,

se accusano le mille e una oppressione dell’Anticristo invece di vedere il “maligno” nei propri fratelli,

se si spendono nel soccorso del proprio fratello che abbisogna…in luogo di presenziare solo quando il loro ego viene offeso,

se hanno l’amorevole pazienza di tendere sempre la mano al fratello che non ha ancora compreso in luogo di “selezionare” e sentenziare,

se le loro parole riscaldano l’animo ed illuminano lo spirito piuttosto che turbarli nel dubbio e nel fanatismo dogmatico,

se aprono il loro cuore anche nelle piccole cose piuttosto che annunciare roboanti rivelazioni ed improbabili salvezze nella carne,

se dimostrano di saper scindere l’umano dallo spirituale invece di avvolgere il tutto nell’ebbrezza dell’esaltazione,

se amano grandemente la Giustizia sapendola radicata nella luce dell’Amore anziché mistificare con essa le insane velleità,

se intimamente sono devoti a Cristo e nel suo sacrifico vedono la legge maestra dell’evoluzione e non invece la debolezza o addirittura il dubbio del fallimento,

se...se fanno ciò vi è una buona probabilità che costoro servano il Bene di Cristo.
Ma se fanno l’opposto vi è la quasi certezza che servano l’Altro.
In verità noi pensiamo di essere grandi, importanti, indispensabili, lo abbiamo sempre creduto, solo gli ipocriti lo negherebbero; ma la realtà potrebbe essere diversa: il passato ed il presente della “nostra Opera” potrebbero costituire né poco né meno che un granello di un pugno di sabbia assieme a tantissimi altri granelli che concorrono quanto e forse meglio di noi nel “lavoro” di risveglio delle anime e delle coscienze ed in quello di aiuto e sostegno alle tante cause della Vita. E forse con molta più coerenza di tanti di noi.
Siamo “nulla” o ben poca cosa in vero: una profonda immersione nelle tonificanti acque dell’umiltà ci farebbe molto bene.
“Il Padre chiama”, sento dire da qualcuno, e non penso che abbia tutti i torti, poiché i tempi stringono e pesano sempre di più ed Egli è addolorato che tanto “seme” possa disperdersi invece di recare copioso frutto.
Ma Lui ci vuole in quella maniera: semplici e puri come i bambini, puliti nei pensieri e nelle intenzioni, tutti pervasi dallo “spirito del servitore”, adamantini, fiduciosi ed aperti verso il fratello che, magari ancora non conosciamo e malgrado le apparenze, è coinvolto anche lui nel grande programma di “Renovatio” che avrà come suo primo evento eclatante il ritorno del Figliuol dell’Uomo.
Le diffidenze, i dubbi, i sospetti, le maldicenze, le calunnie, le esaltazioni e le “investiture” , i dogmi e gli anatemi, mettiamoli da parte e lasciamoli pure a coloro che senza di essi non trarrebbero più alimento per sopravvivere…
Se crediamo veramente di essere stati “chiamati” ad infoltire l’esigua schiera “di coloro che amano la croce di Gesù” ed acquisire quindi quelle caratteristiche “genetiche” di cui parlava il Maestro nel famoso discorso della Montagana, per poi trasmetterle alle generazioni future, se vogliamo veramente questo…andiamo avanti stringendoci tutti sotto la volontà del Padre e la Legge di Suo Figlio le quali, al contrario di quanto qualche stolto continua ancora a dire, sono univoche ed in perfetta sintonia.

Fraternamente. s. p.

( Pubblicato su http://www.giorgiobongiovanni.it il 20 gennaio 2011 )

DALLE RADICI DELL’UFOLOGIA ALLA PROFEZIA DI FATIMA – Milazzo 04.06.2017

Era nata come una discussione tra amici e studiosi dei fenomeni del mistero, da svolgersi quasi a casa di qualcuno di noi, una maniera anche per confrontarsi su temi indubbiamente importanti. Ma poi si è trasformata in un evento aperto al pubblico essendo sopravvenute anche circostanze e condizioni propizie. Cosicché assieme agli amici del gruppo ufologico “Adam” ci diamo appuntamento il pomeriggio di domenica nella sala conferenze dell’Eolian Inn a Milazzo.

Riccardo aveva curato la parte organizzativa ed anche tecnica con l’aiuto degli altri amici del luogo, ma ciò nonostante degli imprevisti non dovuti alla nostra volontà hanno fatto slittare l’inizio di una buona ora e annullare anche la diretta sperimentale che si era pensato di fare attraverso Facebook. Dopo le presentazioni prendo la parola per un brevissimo prologo che riporta al significato dei temi che tratteremo ivi spiegando anche sinteticamente la valutazione ufficiale che si da all’Ufologia ed il valore che la stessa di contro potrebbe assumere per tutta la storia planetaria, una storia che sicuramente disconosciamo nella gran parte del suo trascorso, giacché la “nostra” storia viene datata da solo qualche millennio a.c.  Tematica quest’ultima che introduce il primo relatore, l’amico e professore Nino Abramo, che ci fa viaggiare lungo il tempo e lo spazio di questo Mondo: sono tanti i siti archeologici e le strutture megalitiche disseminate, secondo datazioni a metodo scientifico, in un arco temporale che arriva a toccare gli oltre 20.000 anni fa. Costruzioni e vestigia di civiltà di cui nulla o pochissimo immaginiamo, rimaste sufficientemente altere e compatte da dove tra le tante altre cose evinciamo delle tecniche murarie e di costruzione in genere, realmente sbalorditive, atti a far ritenere, senza ombra di dubbio, la esistenza di “perdute” civiltà con un corredo per lo meno tecnico scientifico realmente avanzatissimo, sia per i tempi supposti quanto anche per quelli attuali. “Solo ciò che è scolpito nella roccia è indelebile e non si può cancellare” chiosava il nostro professore alla fine della sua interessante esposizione supportata da eloquenti fotografie. Incisioni rupestri, disseminati in ogni continente del pianeta, completano questa tesi anche con l’indicazione specifica che raffigura esseri e mezzi che sembrano, alla luce delle nostre conoscenze, provenire dallo Spazio. E tantissimo altro esiste ovviamente.

Riprendo la parola tuffandomi direttamente con immagini varie nella nostra storia sacra a cavallo tra Nuovo e Vecchio Testamento dove non sono sicuramente rari i riferimenti, alcuni evidentissimi, ad una presenza che terrestre non è ma che non risulta nemmeno collocabile nel mistico, etereo ed impalpabile angelico. Esseri “superiori” si, di “luce” a volte apparivano, che discendevano dalle loro “nuvole” o dai loro “cherubini”,  ma uomini sostanzialmente e senza ali, ovvero quelli che abbiamo sintetizzato con “Angeli ieri, Extraterrestri oggi”. I cui interlocutori “privilegiati” sono stati nel corso dei secoli e in modo particolare da subito dopo Hiroshima e Nagasaki i cosiddetti “contattisti” dei quali scorrono le abbondanti foto nel mentre. Una sorta di nuovi profeti cui i Signori delle Stelle affidarono, con univocità di messaggio, un accorato appello per la salvezza dell’Umanità tutta stante il pericolo reale della sua autodistruzione. George Adamski, Howard Menger, Eugenio Siragusa e moltissimi altri, presentarono al mondo la realtà dei cosiddetti “dischi volanti” come una evidenza la cui caratteristica era prettamente messianica. Ribadisco al pubblico anche che nel caso di Eugenio vi fu un forte approfondimento di natura spirituale ed escatologico, con l’utilizzo diretto della semantica cristica e l’annuncio della imminente Parusia i cui eventi preparativi erano affidati alle legioni di coloro che definiamo Extraterrestri. Identico indirizzo quindi anche dello Stigmatizzato Giorgio Bongiovanni, anche egli “contattato”, di cui inizio a raccontare quando lo stesso interviene in collegamento Skype.

Trascriviamo a tal fine quasi tutta la conversazione, e per la qualità delle domande postegli e per l’importanza delle risposte date:

<<  Quale il senso della tua missione?

… Il senso della mia missione è quello di annunciare la Seconda Venuta di Cristo nel mondo e mettere in relazione la logica spirituale antica dell’Antico e del Nuovo Testamento alla luce dell’Era Moderna. Negli ultimi cinque secoli abbiamo scoperto che l’universo è infinito, che ci sono miliardi e miliardi di galassie, un oceano sconfinato di vita, e che la vita non è solamente sul nostro mondo. Quindi Dio, che ha visitato il nostro pianeta tramite Cristo ed altri suoi messaggeri, ha visitato anche altri mondi. E vi assicuro che la rivelazione più grande e più bella, certamente dopo la visitazione di Dio tramite Gesù di Nazareth ed altri messaggeri, che ci dà gioia infinita, che ci fa credere nella eternità, è che noi siamo fratelli di altri esseri che vivono in altre galassie. Questo è il senso della mia missione.

La relazione tra Ufologia e Spiritualità?

La relazione tra l’ufologia e la spiritualità, cioè, testi sacri, Vangeli, Bibbia, ecc., è molto semplice. Ormai, dopo quasi trent’anni, direi quasi banale. C’è un detto nazista che dice ‘la banalità del male’, a me piace dire ‘la banalità del bene’, esiste anche quella. Negli ultimi secoli, da Giordano Bruno a Galileo, abbiamo scoperto una tecnologia super-avanzata per il nostro secolo, abbiamo scoperto che ci sono centinaia di miliardi di galassie esistenti nell’universo, un numero infinito. Tutti gli scienziati ammettono che c’è vita nell’universo, sono restii ad ammettere che siamo visitati, perché la logica umana è basata ancora oggi sull’arroganza, sull’ignoranza e sulla certezza di se stessi ed esclude che siamo visitati da esseri extraterrestri, proprio come nel 1485/86 escludeva che al di là dell’Oceano Atlantico ci fossero terra e vita. Quindi questi esseri esistono senz’altro e, se ci visitano, sono senza dubbio più evoluti di noi. È più facile mettere in relazione gli extraterrestri con Dio, piuttosto che noi con Dio. Per noi è molto difficile, in quanto non abbiamo nessuna relazione né conciliazione con Dio, perlomeno con quel Dio che si è presentato a Mosè, quel Dio che si è fatto vedere da Cristo, della non violenza; noi siamo esseri feroci, sanguinari, materialisti. Invece è molto facile che questi esseri possano relazionarsi con Dio, perché da un punto di vista laico, se i testi sacri ci parlano di scudi argentei, carri di fuoco, visite angeliche di questi esseri pacifici, è molto facile fare una connessione spirituale tra gli Ufo, l’ufologia e Gesù Cristo e tutto ciò che per noi rappresenta la dimensione soprannaturale, a meno che non vogliamo essere ortodossi o bigotti. Mi sembra logico che se un ufologo si apre alla possibilità della vita nell’universo, della vita extraterrestre, non può non relazionare le esperienze archeologiche, storiche, evangeliche, bibliche di contatto tra uomini ed esseri angelici fatti di carne ed ossa, con gli extraterrestri, perché sarebbe un falso ufologo e un falso studioso.

Se lo vuoi sapere, io li ho visti personalmente. Non parlo dei dischi volanti, degli ufo: quelli li hai visti anche tu, soprattutto durante la frequentazione con un noto contattista che è stato la nostra guida, Eugenio Siragusa. Io ho visto personalmente questi esseri tante volte, perché nelle mie visioni mistiche con Gesù Cristo, che è l’esperienza spirituale che vivo, non c’è solo questo. Ho avuto dei contatti diretti con queste persone che sono venuti direttamente a presentarsi a me. Paradossalmente mi hanno chiesto aiuto, loro mi ritengono fortunato, graziato, per aver visto la coscienza cristica, per essere di aiuto nel sensibilizzare l’umanità alla loro presenza sulla Terra, perché sono un soggetto spirituale pacifico. Non ho cercato io il contatto, sono venuti loro da me e mi hanno detto ‘tu hai visto quello che per noi è anche il nostro Signore, ti chiediamo di aiutarci a divulgare la nostra presenza nel mondo”  e non a caso sono stato cresciuto in quell’ambito ufologico spirituale che tu conosci benissimo, niente è successo a caso nella nostra vita.

Dal pubblico una ragazza chiede “Perché non tutti riescono ad essere svegli e sensibili a queste realtà?”

Dipende dal nostro grado di ricezione e di sensibilità. La risposta più semplice, che può sembrare arrogante ma non è sbagliata, è che è questione di evoluzione. Cercherò di spiegarmi senza arroganza. Diciamo che gli esseri che aprono la propria coscienza ai valori universali hanno un’evoluzione spirituale più avanzata rispetto ad altri che vivono solo pensando alla felicità materiale. D’altronde Gesù, che è la nostra guida suprema e facciamo riferimento a Lui tutta la nostra vita, nel Vangelo lo dice chiaramente ‘Molti i chiamati, pochi gli eletti’, oppure, Grazie Padre che permetti ai semplici, ai giusti, ai buoni di recepire il mio discorso, mentre ad altri no. Quindi Gesù separa, pur non facendo alcuna discriminazione, due soggetti: il soggetto sensibile, evoluto e il soggetto poco sensibile e meno evoluto. Quelli avranno la saracinesca chiusa, finché non realizzeranno, attraverso il processo di tante vite, cioè della reincarnazione, i valori spirituali.

Ad un signore, padre di una bimba piccola, preoccupato per gli eventi, Giorgio risponde:

Io ti posso rispondere per quello che ho realizzato io. Noi dobbiamo essere felici… tu hai detto di essere cattolico, come me, e se questo è vero, altrimenti siamo ipocriti, noi dobbiamo essere le persone più felici del mondo, perché a noi è stata garantita la salvezza dell’anima eterna. Se noi crediamo a Gesù di Nazareth, il quale ci ha promesso di essere eterni, salvi, e di ereditare il Paradiso, nel momento in cui abbiamo paura siamo vigliacchi, ipocriti e stiamo mentendo a Gesù Cristo. La paura per noi è proibita, altrimenti siamo come Pietro, vigliacchi, rinneghiamo e tradiamo Cristo nel momento in cui abbiamo paura. La paura può essere temporanea, e Gesù ci perdona. Quindi, va bene avere paura, ma la dobbiamo vincere, ritornare alla felicità, alla gioia di esistere, a servire la verità, a cercare la giustizia dei giusti, la giustizia per chi è innocente, chiedere al Padre giustizia per gli altri, mai per noi stessi, e soprattutto avere la certezza assoluta che non ci sarà mai la fine del mondo. A noi potrà accadere qualsiasi cosa, anche la Terza guerra mondiale, ma il Padre, il Cristo e questi esseri che sono al servizio di Cristo, impediranno qualsiasi forma di distruzione totale sul pianeta Terra. Quindi io sono felice, l’uomo più felice sulla faccia della Terra. Grido come un pazzo, perché non voglio che i bambini muoiano di fame, non voglio che ci siano guerre, mi dispero, piango, ma non per me, io sono felice, non mi manca niente, perché Gesù mi ha dato la salvezza e nel momento in cui sei cosciente di essere salvo non devi più avere paura di niente e di nessuno, la tua bambina è nelle grazie di Dio se tu hai fede. Ma se noi facciamo finta di essere cattolici, facciamo finta di essere cristiani, perderemo l’anima, i nostri figli e perderemo tutto.

 Che ne pensi, alla luce della tua esperienza spirituale, dei postulati della dottrina cattolica che per essere salvati basti solo essere cattolici e credere?

Sono d’accordo, basta essere cattolici, credenti, battezzati, cresimati… ma c’è un piccolo dettaglio.  Credere nel Vangelo significa agire, metterlo in pratica. Quindi, nel momento in cui questo credere noi lo realizziamo nel valore più profondo del significato della parola, cioè agire, mettere in pratica, allora saremo salvi. C’è un passo del Vangelo che dimostra quanto adesso sto dicendo: “Non chiunque dirà ‘Signore, Signore’ entrerà nel Regno dei Cieli, ma solo coloro che faranno la volontà del Padre Mio”. Quindi noi possiamo dire Si! Si! a Gesù, ma solo se mettiamo in pratica la volontà di Dio saremo salvi, Cristo ha detto tutto, non c’è niente che Lui non abbia detto.

Ma cosa significa fare la Volontà del Padre mio? Per Gesù significa lasciare tutto, dare i propri averi al prossimo, sacrificare la propria vita per i fratelli, non possedere niente, testimoniare la verità di Cristo anche a costo della morte, rinnegare se stessi e annunciare la Venuta di Cristo e il Regno di Dio nel mondo. Questo significa fare la Volontà del Padre mio. A questo punto il numero dei cattolici nel mondo, da un miliardo si riduce a una decina di persone. Io penso anche meno. E se guardiamo noi cattolici, siamo le persone più ipocrite, più codarde di tutte le religioni. Io ammiro di più l’Islam nell’essenza, che non è la mia: io non sono musulmano, non sono nemmeno d’accordo con Maometto nella religione, lo rispetto ma non condivido l’Islam, ma ammiro di più i musulmani che sono coerenti con i  loro insegnamenti, purtroppo a volte violenti, che noi ipocriti cattolici che diciamo di essere cristiani quando invece siamo mafiosi, criminali, politici corrotti, ipocriti, assassini, delinquenti, pedofili, ecc. ecc. ecc.

Mi rendo conto che come Giordano Bruno scandalizzo un po’, ma penso di dire la verità.  Se posso consigliare ai giovani in sala: Avvicinatevi a Gesù di Nazareth, ragazzi, perché è l’essere più bello, più grande, più dolce… Il Maestro di vita e di verità che ha letteralmente imposto, inculcato… quasi con violenza la non violenza, la pace, la fratellanza. Cioè, Gesù è un’istigazione continua, costante, ossessiva alla non violenza, quindi come si può non sposare questo essere…  Sono i dati storici che dimostrano che Gesù di Nazareth, l’uomo che aveva un potere soprannaturale di fare qualsiasi cosa sugli uomini, ha usato l’amore, la non violenza, per lasciarci l’insegnamento. Nemmeno il Dio biblico che aveva potere di vita e di morte fu all’altezza di Gesù. Gesù è più grande del Dio biblico, è più grande del Dio di Mosè.

E sul valore della preghiera e dell’azione?

Sono la stessa cosa, perché se tu hai la certezza assoluta di ciò che pensi e che fai, lo ottieni.

Se io ho la certezza assoluta che questa sera con il Padre Nostro realizzerò la pace nel mondo, questa ci sarà. Se io ho certezza assoluta che oggi pongo in essere un’iniziativa di protesta che vuole la pace nel mondo, ci sarà. Il problema, sia nella preghiera che nell’azione, è che noi non abbiamo totalmente fede di realizzare ciò che crediamo, ecco perché non si avvera. Ci sforziamo, siamo nella strada, siamo nel sentiero. Il Signore ci perdona, ci aiuta, perché abbiamo la buona volontà, ma se le cose nel mondo non cambiano, è perché la preghiera e l’azione non sono fatte con quella fede che muove le montagne. Parlo anche a me stesso ovviamente. Infatti, quando Gesù dice: “quando il Figlio dell’Uomo tornerà sulla terra, troverà la Fede?”. Non la troverà, quindi nessuno di noi oggi sulla Terra, me compreso come stigmatizzato, ha fede. Abbiamo buona volontà, quando avremo la fede totale, la certezza assoluta che nel nome di Cristo, Lui cambia le cose, qualsiasi cosa chiederemo nel Suo nome con fede Lui ce la darà. Quindi, fino adesso, ciò che succede nel mondo, malgrado i nostri sforzi, i nostri sacrifici, e la nostra buona volontà che Dio guarda con misericordia e bontà, avviene perché malgrado ciò, non abbiamo Fede.

Perché hai deciso di intraprendere la tua campagna di denuncia contro la criminalità, la mafia?

La mia scelta non nasce da un’iniziativa laica; ho amici con i quali condivido quotidianamente il lavoro antimafia che sono partiti da una scelta laica, umanistica e sociale, che io ammiro e rispetto tantissimo. La mia è una scelta mistica spirituale. Io identifico nella mafia l’anticristo, Satana, il male, e vedo nella mafia il braccio di Satana. Ma la mente non è la mafia, la mente sono i poteri occulti, i poteri della finanza mondiale che si servono della mafia, che agevolano la mafia, che sostengono la mafia, quindi la mia scelta parte dal fatto che io identifico il diavolo, il Satana biblico, evangelico che Gesù ci fa conoscere, nella mafia, in tutte le associazioni criminali del mondo che sono finanziate da chi vuole che questo mondo vada avanti negativamente, come sta andando. Parte da lì e poi questa scelta mistica viene trasformata in puro giornalismo di ricerca, per dare informazione giusta e veritiera alle persone che devono scegliere da che parte stare. La scelta non è mistica, è puramente umana.

Fatima. Indubbiamente è parte della tua vita. E francamente riflettevo che quando negli anni ’80 pare che la stessa Lucia rinnegasse la importanza e l’urgenza, manifestate con “1960”, della rivelazione del famoso Segreto…non sia un caso che Qualcuno scelse di legare nel 1989 la tua esistenza a Fatima stessa…

Io non mi sento un personaggio di fama mondiale, però, dal 1989 ad oggi il segreto di Fatima, il messaggio che secondo noi è il Segreto di Fatima, lo ha potuto leggere oltre un miliardo di persone, quindi ci credo anche io che quella visita della Madonna è stata molto speciale per me ed è stata una prosecuzione di quello che volevano far rimanere nel silenzio. Io mi sento di dire una frase che secondo me non è arrogante, ma basata sui fatti: secondo me la Chiesa Cattolica non avrebbe mai rivelato nulla se tutti noi non avessimo divulgato, con le stigmate, la missione di Fatima a miliardi di persone. Ancora oggi ci sarebbe il super segreto. Sono stati costretti a rivelarlo, sebbene solo in parte, perché negli anni ’80, ’90 e 2000 era nata una comunità mondiale formata da centinaia di migliaia di persone, comprese anche associazione cattoliche non frequentatrici delle nostre comunità. Secondo me, lo dico umilmente, tutto scaturisce dal 2 settembre 1989 e dal fatto che io ho avuto acceso alla Russia, la Russia di Gorbaciov, e ho parlato a centinaia di milioni di persone, ma non in un solo programma. Io ho fatto almeno una cinquantina di programmi, ogni settimana. Ho praticamente vissuto quasi dieci anni in Russia, parlando di Fatima ossessivamente, quando ancora c’erano tre canali, non venti come ci sono adesso. La sera le persone avevano accesso ad un programma religioso, mai accaduto nella storia dell’Unione Sovietica, e le autorità del Vaticano si sono rese conto che questo piccolo uomo che parlava stava creando qualcosa ed era ormai inevitabile parlare del Segreto di Fatima. Lo hanno fatto solo in parte ma la Madonna apre sempre le strade. Due anni fa abbiamo incontrato la segretaria personale di Lucia Dos Santos la quale ha avuto il permesso, credo da Papa Francesco, perché dal Monastero non può uscire niente, se non c’è l’imprimatur del Papa. Sono state pubblicate le lettere segrete di Lucia dove lei parla del 1960, parla del castigo di Dio, parla addirittura di una cosa veramente incredibile di cui solo Eugenio e noi avevamo parlato fino a quel momento: lo spostamento dell’asse magnetico terrestre. Lucia Dos Santos, in una lettera nel 1940, ha una visione dove c’è un angelo che sposta l’asse magnetico terrestre, quindi lì abbiamo avuto delle conferme… Ringrazio il Signore che l’esperienza che abbiamo vissuto era ed è vera e Suor Sofia si è lasciata filmare, registrare, ci ha detto che ancora ci sono diecimila lettere di Lucia che nessuno conosce, da pubblicare nel prossimo futuro… sono tante… significa che questa donna fino agli anni 60 scriveva sicuramente tutto il giorno… scriveva 20, 30 lettere al giorno nel diario, mai pubblicate e se le pubblicheranno finalmente avremo tutta la vera storia di Fatima.   Io penso che Lucia in quelle lettere – non ho le prove ma le avrò – parli anche degli extraterrestri, ne sono convinto.  >>

 

 

Veramente con grande proprietà e dense di significato ed ammaestramenti le dichiarazioni di Giorgio! Ma continuiamo volgendo al termine e presentando una scheda su Fatima e tutta la sua storia, i suoi gialli ed i suoi misteri. E’ il nostro Filippo Rando, al suo esordio, che si incarica di relazionarci. Con sicurezza degli argomenti e precisione degli avvenimenti Filippo ci racconta la complessa storia di questo evento quasi epocale, dagli albori nel 1917 al 2000 anno della…mezza rivelazione, passando ovviamente anche per la 7a apparizione che è quella che riguarda il nostro Giorgio. Mentre sullo schermo scorrono a rotazione sincronizzata una ventina di immagini di repertorio che avevo selezionato, nulla cercando di tralasciare. Come ad esempio una cosa che forse tutti non sapranno e che spieghiamo in sala,  ovvero la descrizione fatta da Lucia prima e da Giacinta e Francisco dopo dell’aspetto della “Signora” che vedevano, e che potete apprezzare dalla foto sotto che presenta un identikit elaborato sulle precise indicazioni dei bambini.

FATIMA 10

La descrizione la si può ben reperire essendo contenuta nei documenti delle apparizioni conservati presso il Santuario di Fatima. Ma eccovela testualmente:

“Aveva un mantello bianco che dalla testa arrivava fino al fondo della gonna, era dorato dalla vita in giù, da catenine che l’attraversavano. La gonna era tutta bianca e dorata da catene dall’alto al basso e oblique, ma arrivava solo al ginocchio; aveva una giacca bianca non dorata, e tra le mani solo due o tre collane. Non aveva scarpe, aveva calze bianche. Al collo aveva una catena d’oro con una medaglia sul petto. Aveva le mani giunte, portava alle orecchie dei bottoni molto piccoli. Aveva gli occhi neri, era di altezza media”. (Lucia, 14 giugno 1917)

“Era vestita con calze bianche e un abito tutto dorato, non aveva scarpe, la gonna era bianca e tutta dorata e le arrivava al ginocchio: il dorato era nelle collane che la ricoprivano. Aveva una giacca bianca, anch’essa dorata, e un mantello bianco”. (Giacinta)

Stessa cosa confermò Francisco, ma lo scandalo era tanto grande per i sacerdoti portoghesi, in particolar don Manuel Marques Ferreira, che costrinsero i bambini a parlare della Madonna così come appariva dalla iconografia ufficiale che crearono ad hoc. Ciò, seppur un apparente dettaglio, la dice lunga sulle manipolazioni che spesso intervengono in queste faccende come parimenti il clima di vera inquisizione che vessa molto spesso i tanti veggenti…

 

Terminato l’intervento su Fatima, prima dei saluti, mi prendo una “licenza” particolare che ci presenta le famose 25 righe in un unico foglio scritto a mano del testo  mancante nel famoso (mezzo) “Terzo Segreto”, il quale storicamente venne visionato da Roncalli, Capovilla, Tavarez che lo tradusse dal portoghese, Montini, Ottaviani, Luciani, Woytila e si suppone Pacelli e secondo i ben informati da altri ancora. Quello che leggerete dalla foto del manoscritto qui sotto non è certo invenzione mia*, ma la persona che lo ha reso noto mi ha assicurato che gli è stato consegnato da una “elemento addentro agli ambienti” di oltre Tevere che vuole rigorosamente rimanere in anonimato perché “non vuole fare la fine di Luciani”. A tal proposito annotiamo che tra i quattro/cinque punti programmatici del Papa, oltre al totale riordino dello Ior, vi era anche la rivelazione del Segreto. Giacché un anno prima, da Cardinale, era rimasto molto impressionato dal colloquio personale di due ore che ebbe con la Lucia in Portogallo…                                                                                                                                                                     FATIMA 21ter

Questo scritto nella sua sconvolgente semplicità ci consegnerebbe una chiave di lettura chiara ed evidente del perché la Chiesa Cattolica sia stata e continui ad essere così riluttante alla rivelazione della terza profezia in integrale. Le parti in risalto in giallo sono in effetti i punti cardini che lo dimostrano: un’apostasia che dura da tempo immemore in quanto è stata mistificata e nascosta la vera Parola del Cristo rendendo l’uomo schiavo del peccato e delle superstizioni; l’indicazione risoluta, della Madonna, della necessità del pentimento pubblico della Chiesa e chetutti dovranno saperlo” e vederlo; l’accenno chiarissimo al Ritorno del Signore accompagnato dai Fratelli Cosmici per guidare l’Umanità nel nuovo Eden e per proseguire il piano di evoluzione spirituale stabilito dal Padre nell’inizio dei Tempi“. 

 

E con questo chiudiamo l’incontro pubblico e totalmente gratuito in quanto persino la sala conferenze dell’Hotel ci era stata data gratuitamente, fatto insolito certamente ma possibile. I ringraziamenti a tutti coloro che hanno reso possibile la realizzazione di questo evento: Riccardo, anima organizzativa del tutto; Nella e Vladimiro per il loro preziosissimo apporto; Antonio G., Massimo, Mariella, Stella, Filippo e Giorgino per la fattiva collaborazione; il gruppo Adam ed in particolare Mario e il simpaticissimo e caro professore Nino con i quali in futuro ci ripromettiamo altro.   Quanto a me una cosa l’ho imparata da questa esperienza: l’esercizio della pazienza. Una virtù, almeno per me, basilare. Essere saldi e tranquilli, non impulsivi, anche quando pare che tutto ti crolli addosso poiché il Cielo, se i tuoi intenti sono puri, sa come rimettere ogni cosa al suo giusto posto!

L’ultima desidero dedicarla a chi ci ha gentilmente ospitato: l’EOLIAN INN HOTEL è una amena struttura a metà sospesa a terrazza sullo splendido mare e per l’altro verso radicata sull’adiacente “Borgo Antico” di una cittadina, Milazzo, che trasuda storia da millenni. Chi volesse in questa estate rilassarsi tra mare, Storia ed Eolie comprese…può benissimo verificare!

 

 

* Il testo del messaggio di Fatima è stato pubblicato da Laura Fezia nel suo libro edito nel 2008 dal titolo: “Fatima: un segreto per il futuro prossimo”.

 

 

 

 

“OVUNQUE SARÀ IL CADAVERE, LI’ SI RADUNERANNO LE AQUILE”

Questa enigmatica frase del Maestro si staglia nella solenne suggestione che esercita  suscitando una ridda di ipotesi interpretative secolari, se non addirittura millenarie, circa i suoi apparenti ermetici significati. Si sono cercate e ricercate diverse spiegazioni: un suggestivo quanto improbabile “corpo mistico” accompagnato da generiche “aquile” che rappresentano gli eletti; oppure codeste radunate lì dove saranno mucchi di cadaveri; o addirittura riesumando “l’aquila romana” e in qualche caso, in versione moderna, quella americana con il contorno nutrito sempre di cadaveri; ed altro ancora.

Di sicuro oltre ad avere una fervida immaginazione, noi credenti, abbiamo una naturale propensione a rendere trascendentali e densi di contenuti misteriosi, mistici, e magari gnostici, anche le più semplici parole di nostro Signore. Dimenticando che Egli si rivolgeva a uomini, che seppur svegli nello spirito, erano semplici ed ancor “bambini” nella mente e nella comprensione di tante cose. Inoltre le conseguenze di doppie e triple traduzioni dall’originale, sommate agli storici tagli e ritagli censori di molti versetti e termini che spesso sembrano snaturare la omogeneità e la scorrevolezza di molti discorsi, contribuiscono a minare tante volte una corretta quanto naturale comprensione. 

Tornando al nostro quesito vediamo che i passi evangelici di riferimento sono due:  

– MATTEO 24,28 – “Dovunque sarà il cadavere (o carname) lì si raduneranno le aquile”

– LUCA 17,37 – “Là dove sarà il corpo, ivi pure le aquile si raduneranno”

Laddove, sempre dalla versione greca operata certamente sui “perduti” testi originali ebraici, Matteo, il cui vangelo presumibilmente venne tradotto per primo, utilizza correttamente il termine “cadavere” o “carname”, in greco appunto “ptoma“, mentre invece in Luca troviamo “corpo”, in greco “soma“. Ambedue però, sempre nel testo greco, riportano un significativo errore reso con l’utilizzo del vocabolo “aquile” quando nella realtà il termine corretto sarebbe stato “avvoltoi“. Uno sbaglio che però trova scusa nel fatto che per gli ebrei esisteva un unico termine per definire aquile e avvoltoi, mentre nel greco son due.

Il lapidario versetto quindi, nella sua giusta resa linguistica suona così: “Li dove sarà il cadavere, li pure gli avvoltoi si raduneranno

 

Per tentare però di comprendere  meglio il significato di questa frase è necessario anche inquadrare il contesto del discorso in cui essa viene partorita. In ambedue gli evangelisti si tratta del discorso profetico di Gesù, quello cosiddetto escatologico e che riguarda gli eventi che precederanno la sua seconda venuta. e nel merito particolare il tema specifico sono i “prelievi” degli eletti, ciò che Paolo definisce l’impetuoso e repentino “rapimento“, o sollevamento, dei veri credenti o vera Chiesa (Come da raffigurazione grafica della foto tratta dall’album profetico Eschatus). Infatti i versetti immediatamente precedenti al “nostro” ci dicono di “…due che dormiranno in un letto…due donne macineranno alla macina…due uomini saranno ai campi…uno sarà preso e l’altro sarà lasciato” ed altro rigidamente in tema. 

A questo punto è a Luca che bisogna tornare poiché offre degli elementi che ci aiuteranno meglio per capire. Il verso 37 del cap. 17, dopo che il Maestro profetizza che “due saranno ma uno viene preso”, si apre con una interlocuzione dei discepoli che stanno ascoltando con molta attenzione. “E i discepoli rispondendo gli dissero: dove sarà Signore?“. Cioè dove avverrà tutto questo? Da li la risposta “secca” del Cristo che stiamo analizzando: ovunque c’è il cadavere, li arriveranno gli avvoltoi. Come a rassicurarli che in qualunque posto si trovino sarebbero stati individuati nella stessa maniera di come un avvoltoio individua la sua preda. Utilizzando in vero UNA SORTA DI METAFORA FIGURATIVA DI RIFERIMENTO PER LA LORO COMPRENSIONE, poiché ancora non potevano interfacciarsi con determinate dinamiche e rivelazioni che oggi invece siamo in grado di assimilare.

Lc 17,37 IG

Ovviamente, credo, che questa discussione sia stata sicuramente più articolata di quanto lo striminzito versetto ci racconta. Prova ne è anche il fatto che, sempre in Luca, nella versione greca esiste una piccola appendice del 37° versetto che però non viene mai tradotta nei nostri vangeli. Una chiosa degli stessi discepoli che rispondono con una allocuzione avverbiale “kai autòche nell’interlineare greco-italiano passa con “I discepoli -dicono- si sarà, sarà si“, ma che può anche rendere correttamente come “si proprio così”, senz’altro”, “non altrimenti”, come quasi a darsi una manata sulla fronte per dire: ma certo, così è! E se poi volessimo cavillare andiamo a dove ci rimanda, per proprietà grammaticale, anche “l’ autò” di sopra che deriva da un altro avverbio dorico, “autòu” con significati ugualmente interessanti: “lì stesso”, “nello stesso luogo”, “sull’istante”,”subito”, “istantaneamente”.

Lc 17,37. GI

Credo sinceramente che da “qualche parte” esistano gelosamente ben custoditi le pergamene originali delle prime stesure dei Vangeli, rigorosamente nella lingua ebraica del tempo in cui furono scritte. E penso che molto ci è stato censurato e nascosto delle straordinarie parole di Gesù il Cristo, condannando così i popoli a vivere sospesi tra la superstizione e l’ignoranza. Chiedo solo al Cielo di offrirci la possibilità di entrare in condivisione con i regali insegnamenti e le parole della vera Verità che il Figlio di Dio lasciò per tutti noi uomini di questo martoriato Pianeta. Ci servirà tutto ciò per riunire il grande Popolo di Dio ed affrontare la “Battaglia” decisiva che ci attende.

 

 

 

IL CASO MORO, SIRAGUSA E…NOSTRADAMUS!

Erano passate solo alcune settimane dai sanguinosi avvenimenti di via Fani del marzo 1978 che avevano prodotto un forte trauma emotivo in tutta la Nazione e si cercava disperatamente e senza sosta, o per lo meno così appariva…, il Presidente Aldo Moro rapito dalle famigerate”Brigate Rosse”.

Noi in gruppo, ragazzi dai quindici ai venti anni, andavamo spesso in quel periodo a trovare Eugenio Siragusa, personaggio della cui personalità spirituale eravamo sin da allora “follemente innamorati” così come responsabilmente coscienti, a dispetto della giovane età, del Messaggio che attraverso di lui fluiva incastonato sull’escatologico significato della manifestazione ufologica nel solco di quell’universale movimento di idee, pensieri e “contatti” che veniva definito Fratellanza Cosmica.

Decine di persone ci trovavamo spesso accalcati in queste riunioni private che si svolgevano quasi sempre presso la sede del Centro che era anche la dimora dello stesso Eugenio. I suoi interventi e le sue spiegazioni, nel religioso silenzio degli astanti, toccavano tutti i punti e gli aspetti della “nuova” Rivelazione di cui egli si sentiva interprete e non di rado richiamavano anche temi di pressante attualità. E quest’ultima in quei giorni si chiamava Aldo Moro!

MORO E’ STATO RAPITO DALLA CIA E SI TROVA PRIGIONIERO IN UN SOMMERGIBILE AMERICANO AL LARGO DI OSTIA!

Parole che risuonavano, perentorie, tra lo stupore e lo sbigottimento di tutti! E ripetute diverse volte in quei mesi, ed anche in quelli dopo il ritrovamento del corpo, all’ascolto di orecchie molto attente, anche se non tutte “fidate”… cosa che, sommata ad altre sue dichiarazioni, gli avrebbe procurato non poche tribolazioni nel tempo prossimo a venire. Ci disse che glielo avevano detto gli Esseri Extraterrestri con i quali era in costante comunicazione. E ci spiegò molto chiaramente il contesto in cui il fatto era maturato: il mantenimento della cosiddetta “logica di Yalta”! Da cui quindi avverso Moro si era scatenata una azione politico militare attraverso la quale gli Americani pretendevano di salvaguardare la sfera di influenza occidentale nella nostra Nazione in un mondo che allora si configurava ancora rigidamente diviso in due blocchi. Come l’eloquente dipinto di “Eschatus” a presentazione del presente articolo sapientemente illustra con il famoso “muro bastione”. 

A questo punto bisognerà ricordare che uno dei punti fondamentali perseguiti dal Presidente della Democrazia Cristiana in quei momenti politici, dopo le collaudate sperimentazioni di “Centro Sinistra”, era quello di dare dignità di governo, insieme al suo partito, anche all’allora glorioso e potente Partito Comunista, insomma ciò che, per chi ricorderà, veniva additato come il paventato o auspicato “Compromesso Storico”. Nella visione dello statista Moro questa era un’idea che nasceva dalle esigenze di una nuova e ritrovata unità nazionale che allontanasse i tanti conflitti che agitavano la società italiana e da quella di voler dare stabilità di durata ai governi partoriti dalle legislature, cosa che puntualmente veniva (e viene) disattesa con le continue cadute e riformazioni di nuovi esecutivi. Un progetto nobile quindi che mirava esclusivamente al bene del Paese. 

Ma che sicuramente non lo era per il potente alleato d’oltreoceano il quale era già anni che “borbottava” avverso la politica morotea sino a giungere a forme di vere e proprie minacce intimidatorie senza tanti veli, la più famosa delle quali rimane la telefonata ad Eleonora Moro da parte, o per commissione, si presume direttamente di quella sorta di “deus ex machina” ed eminenza grigia della politica estera americana che era la torbida figura di Henry Kissinger. Cosicché a soli tre giorni dal varo del IV° Governo Andreotti, con Ministro dell’Interno Cossiga, la mattina del 16 Marzo Aldo Moro mentre si apprestava a recarsi in Parlamento a camere riunite per partecipare al dibattito sulla fiducia del nuovo governo costituito con l’appoggio e l’ingresso del PCI nella maggioranza programmatica e parlamentare, viene rapito con una rocambolesca e sanguinaria azione ad opera delle spietate quanto “provvidenziali” Brigate Rosse.

Lo sgomento nazionale fu enorme, una immane emozione che io amo associare al concetto del termine “psico dramma” così come viene utilizzato da un certo giornalismo postumo d’inchiesta sulle tante stragi irrisolte della Repubblica.               E nella piena logica anche di come Eugenio era solito spiegarci una fin metodologia di condizionamento che amava sintetizzare nella formula: “Vuoi colpire la Sinistra? Bene, colpisci la Destra e dici che è stata la Sinistra! E viceversa“. Evidenziando quindi chiaramente questa sorta di perversa strategia dell’inganno atta a creare “sensazione” nella cosiddetta pubblica opinione e in seno alla quale, sempre secondo Eugenio, le cosiddette Brigate Rosse erano elemento strumentale e funzionale al target mediatico da raggiungere.

 

Incredibilmente oggi, dopo quattro decenni e quasi cinque processi, l’indagine giornalistica più attenta si chiede ancora quale fu l’effettivo ruolo dei “terroristi” nella vicenda Moro poiché diverse cose non combaciano con la versione ufficiale, oltre ad una ridda di stranezze varie, contraddizioni e fatti che non tornano in generale su tutto il caso.                                                                                                                     Ma lungi dal voler riesumare la storia e l’iter processuale, a questo punto vogliamo solamente porre all’attenzione qualcosa che ci riporta all’inciso perentorio di cui sopra. Si tratta di elementi importanti scoperti ed analizzati dopo il ritrovamento del corpo in via Caetani, esibiti in sede dibattimentale, ma che evidentemente non hanno goduto di molto interesse: granelli di sabbia marina del litorale ostiense sul telone cerato che accolse il corpo, sul risvolto dei pantaloni, sulle suole delle scarpe e sui parafanghi della R4, e ancora sul cappotto e la giacca; salsedine sui bossoli delle pallottole ritrovati nell’auto; durante l’autopsia, i cui risultati verranno resi noti inspiegabilmente 16 mesi dopo, vennero trovate tracce di sabbia su un calzino e fu riscontrata salsedine sul colletto della camicia e sui proiettili utilizzati per ucciderlo; e cosa ancor più intrigante il rilevamento di bitume “marinaro” sulle suole, del tipo utilizzato per gli interni e gli scafi dei natanti atto a contrastare in genere la presenza della salsedine ma non solo. Da aggiungere che, durante il primo processo, le risposte dei brigasti circa la spiegazione di queste evidenze furono lacunose, più volte a domanda scena muta ed in qualche caso anche esilaranti, come quando sostennero di esser andati, per depistare, sulla spiaggia a prendere una bottiglia di acqua marina e…200 g. di sabbia..sic!

Or in vero tutto ciò non pretende di essere una prova, ne può esserlo, a sostegno della tesi caldeggiata da Eugenio Siragusa sulla prigionia di Moro in un sottomarino americano, ma permetteteci di considerarlo come un elemento indiziario utile al proseguo della nostra speculazione storico politica, e…profetica!

 

Profetica? Beh..vi spiego!

Già in quegli anni, eravamo adolescenti sostanzialmente, io, Giorgio, Tino, Filippo, Aldo, Salvatore, Enzo, per citare tra i più intimi, avevamo anche la “passione”dei messaggi profetici biblici e di quelli sviluppatesi nel dopo Cristo, tra i quali non potevano mancare ovviamente quelli del “mio caro amico” Michel De Notredame, meglio conosciuto come Nostradamus. Sinceramente sin da bambino ero stato sempre attratto dalle sue quartine divinatorie cosicché mi ero procurato un libro delle sue centurie ed a periodi..eh eh eh..febbrilmente lo consultavo alla spasmodica ricerca di individuare e interpretare qualcosa che avesse attinenza con  quanto sapevo, le vicende storiche, un futuro immaginabile e magari l’attualità contingente. Leggendo e rileggendo andavo annotando qualche quartina che mi pareva interessante in quanto pensavo di aver individuato in essa quel “quid” alla portata delle mie potenzialità esegetiche. Una tra queste, a mio personal modo di vedere e quindi suscettibilissima di critica, riguardava il cosiddetto “Caso Moro”, e adesso a corollario di quanto in precedenza scritto desidero condividerla con voi tentandone anche una traduzione e una interpretazione…sostenibili.

 

Centuria II, quartina 93 :

<< Vicinissimo al Tevere preme la Libitina,

     Un poco prima della grande inondazione:

    Il capo della nave preso, messo nella sentina,

    Castello, palazzo in conflagrazione >>

 

  • Vicinissimo al Tevere preme la Libitina: il primo verso della quartina ci descrive il luogo del rapimento, via Mario Fani all’incrocio con via Stresa, posto relativamente vicino, saranno poco più di una ventina di minuti a piedi, al Tevere appunto anche se mi si obietterà che il fiume attraversa tutta Roma, ma qui il riferimento ad esso vuol significare principalmente che il fatto avviene dentro l’Urbe. Libitina era la dea romana che presiedeva in genere a tutto quanto riguarda il “funereo”, da alcuni infatti definita anche come dea della Morte. E ben calza visto che vennero barbaramente trucidati cinque uomini della scorta.
  • Un poco prima della grande inondazione: qui invece abbiamo un evidente riferimento spazio temporale che ho individuato in un luttuoso avvenimento, tragedia nazionale accaduta alcune settimane dopo gli avvenimenti di via Fani. La notte tra il sette e l’otto Agosto dello stesso anno uno spaventoso evento di carattere alluvionale interessò tutta la zona della Val D’Ossola coinvolgendo comuni come Domodossola, Val Vigezzo e altri, e producendo 19 morti accertati, diversi dispersi e danni ingenti all’ambiente ed all’economia di tutto il circondario.
  • Il capo della nave preso, messo nella sentina: una rima che esalta la straordinaria capacità del profeta di rendere con un sol termine più significati di genere complementare. “Capo della nave” doppiamente in quanto personaggio politico allora centrale dello Stato e Presidente della DC ovvero della navata centrale del…Transatlantico. Da notare anche che il vocabolo francese “nef” rende doppiamente come “nave” e come l’architettonico “navata”. “Preso” è lampante nel suo significato e renderlo anche con “prigioniero” nell’ambito delle lingue neolatine ci sta perfettamente. La “sentina” è di per se il luogo più basso ed infimo della nave, la parte posta più in giù nello scafo di un’imbarcazione, dove si raccolgono i vari scoli e le infiltrazioni d’acqua. Al tempo di Nostradamus non esistevano certamente i sottomarini…ma se avesse voluto trasmettere per similitudine un immagine migliore dell’interno dello scafo di un sommergibile non avrebbe potuto trovare di meglio di “sentina”!
  • Castello, palazzo in conflagrazione: questa ultima frase sembrerebbe non avere bisogno di particolari sforzi interpretativi. Il Castello e il Palazzo sono i centri del potere dello Stato, Governo, Presidenza della Repubblica, Parlamento, fortemente destabilizzati e in un clima tremendo di “veleni interni” determinati anche da una gestione opaca e a tratti equivoca dell’affaire Moro. Le vere conseguenze deflagranti per la Nazione furono lo stop definitivo alla prospettiva di una sana coesione democratica e politica della allora ancor giovane Repubblica Italiana.

 

Oggi, a distanza di tanto tempo e a dispetto delle “verità” giudiziarie, tranne gli sprovveduti tutti sappiamo che a eliminare Aldo Moro furono gli interessi strategici dei nord americani ma, più che gli elementi probanti, manca risolutamente ancora il grande coraggio dello Stato ad ammetterlo. In ciò ci permettiamo di rendere merito a Eugenio Siragusa che quanto meno ebbe da subito chiari movente e mandanti del barbaro sacrificio alla cinica ragion di Stato. Parimenti tutti concordano che tetri personaggi del nostro passato politico e istituzionale come Giulio Andreotti e Francesco Cossiga, trasferitesi ad altra vita, abbiano portato con loro orribili e inconfessabili segreti. E senza voler in merito ripresentare la serie di ipotesi sciorinate o plausibili dietrologie, ricorderemo semplicemente del “super consulente” Steve Pieczenik, funzionario della sezione antiterrorismo del Dipartimento di Stato Americano, inviato in Italia nei giorni del sequestro per una strettissima quanto misteriosa e segreta collaborazione con Cossiga. Ebbene costui, a partire dal 2005 e per diversi anni rilasciò con disinvoltura una serie di dichiarazioni, suffragate anche da pubblicazioni editoriali, in cui senza alcun patema o timore, in perfetto stile “yankee”, imputava chiaramente e totalmente la paternità del sequestro Moro agli Usa, per i motivi sopra abbondantemente spiegati. “Il mio compito, con Cossiga, era quello di controllare che Moro non venisse liberato, o almeno non subito. Oppure che morisse“. Sic et simpliciter!       La ultima opzione come si sa alla fine fu quella preferita.

Un’altra nota, che ci da spunto per altro, la vorremmo dedicare anche al giornalista Mino Pecorelli, assassinato nel 1979, del cui omicidio venne imputato assieme ad altri Andreotti che condannato in appello venne assolto in Cassazione. Pecorelli attraverso il suo “Osservatorio Politico” sembrava sapesse tanto dei misteri del “caso” al punto di parlare di nuove “Idi di Marzo” che Roma avrebbe rivissuto in cui un nuovo Cesare sarebbe stato pugnalato… E per chi conosce la storia in questione con le sue pubblicazioni coinvolse anche Carlo Alberto Dalla Chiesa che ci avrebbe anche lui lasciato la pelle qualche anno dopo in quel di Palermo, probabilmente anche, ma non solo, per via delle indagini condotte su Moro. 

Il richiamo a Pecorelli ci serve per un’ultima nota di carattere “profetico” che strada facendo ho deciso di inserire. Preceduta da questo ulteriore particolare dipinto ancora una volta di Pennington che sembra calzare al tema.

 

Roman pueblo...

Con un’altra quartina senza particolari spiegazioni che lasciamo alle vostre considerazioni.

Centuria X, quartina 20 :

<< (Da) Tutti gli amici che si saranno riuniti ( e/o tenuto partito),

Violento nelle lettere condannato a morte (e) rovinato,

Del Bene pubblico sancita (così) grande distruzione ,

 Ché mai il popolo Romano fu così oltraggiato. >>

 

Dove per popolo Romano va a intendersi il popolo Italiano. Mentre la figura pare mostrarci un Cesare appunto grondante di sangue quando venne tradito dai sui e pugnalato alle Idi di Marzo, così come lo fu a tutti gli effetti con il complotto contro l’ex Presidente della DC.

L’Aquila in alto è un simbolo di annuncio e che sembra gridare. Che circostanza potrebbero invece rappresentare le varie persone, cane compreso.., che fuggono dalla chiesa non saprei esattamente… Di impulso mi sovviene che in quell’anno, 1978, un altro grande personaggio veniva ucciso, era Papa Luciani, a distanza di pochissimi mesi da Moro. Ed alla luce di quanto oggi si conosce non è assurdo ipotizzare che vi possano essere state a monte logiche e/o interessi in qualche maniera “accomunati” che necessitavano il silenzio di questi due Martiri di Cristo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

CAPRONI E CAPRETTI. PECORE E AGNELLI.

Tra le numerose personalità che hanno calcato autenticamente la scena spirituale del XX° sec. spicca senza dubbio quella di MARIA VALTORTA, nata a Caserta nel 1897 e morta a Viareggio nel 1961. Come altri spiriti, etichettati con il termine indefinito di “mistici”, anche lei è stata scelta dal Cielo per portare il “testimone”della continua rivelazione e presenza di un Cristo che promise che mai ci avrebbe lasciato rimanendo con noi. Laica e non religiosa, Maria scrisse delle opere straordinarie quasi tutte sotto dettatura e/o in seguito a visioni: la più conosciuta sicuramente è il cosiddetto “Poema dell’Uomo-Dio”, una sorta di descrizione rivelata degli episodi di vita del Vangelo con dettagli ed estensioni che ci portano a rivivere quasi nel particolare quei momenti epici e gloriosi di tutto il narrato dei vangeli, simile a quanto aveva realizzato nel secolo passato Jacob Lorber con il suo “Grande Vangelo di Giovanni”.

 

Pur tuttavia “Il Poema”, osteggiato e censurato dalla Chiesa, vide una sua postuma luce editoriale nel 1993 con l’accomodante e meno imbarazzante titolo “L’Evangelo come mi è stato rivelato” e con tanto di revisioni e aggiustamenti ecclesiastici atti a proteggere il presunto rigore teologico a mò di sindrome di Tertulliano… , motivo per il quale, secondo molti, viene seriamente minata la totale credibilità ed affidabilità del grande “regalo d’amore” che attraverso Maria Valtorta il Cielo aveva inteso fare agli uomini. Meno adulterati e quindi sicuramente più genuini appaiono invece i “Quaderni”, scritti tra il 1943 e il 1950 e che vivamente consiglio di leggere, dai quali è tratto il brano seguente che risulterà “familiare” e sacro a tutti coloro che, indipendentemente dalla condizione religiosa, fanno parte del Popolo che “sta adorando l’Altare”, ovvero la Legge dello Spirito.

 

 

<< … LO RIPETO: LE DISPERAZIONI DEI SOGGETTI RICADONO SU COLORO CHE LE SUSCITANO. OGNI SMARRIMENTO, OGNI BESTEMMIA, SU CHI LE FA SGORGARE. OGNI AGONIA D’ANIME, SU QUEI SACERDOTI CHE NON SANNO CHE ESSER RIGORISTI E SENZA CARITÀ.GUAI, GUAI, GUAI A VOI POTENTI. MA SETTE VOLTE GUAI A VOI SACERDOTI. CHÉ, SE I PRIMI PORTANO LA MORTE PIÙ AI CORPI CHE ALLE ANIME, VOI SIETE RESPONSABILI DELLA MORTE DELLE ANIME, COMINCIANDO DA QUELLE DEI POTENTI CHE NON SAPETE CONTENERE, O, QUANTO MENO, NON CERCATE DI CONTENERE CON UN FERMO “NON LICET” (Matteo 14,4; Marco 6,18), MA CHE LASCIATE OPERINO IL LORO MALE PER UN BUGIARDO OSSEQUIO CHE È TRADIMENTO A CRISTO.IO VE L’HO DETTO (Giovanni 10,1-18): “IL BUON PASTORE DÀ LA VITA PER QUELLA DELLE SUE PECORE”.VOI BADATE A CONSERVARVI LA VOSTRA; E LE PECORE, GRANDI E PICCINE, SI SONO DISPERSE, PREDA AI FEROCI, E SONO MORTE PER ESSERSI CIBATE DI PASCOLI MALSANI.BISOGNA SAPER METTERE IL FERRO AL PIEDE DELLA GRANDE PIANTA CHE NUOCEE NON SOPPESARE IL PERICOLO CHE ESSA O LE SUE PROPAGGINI VI SI RIVOLTINO CONTRO COL FERRO A TOGLIERVI LA VITA, MA AGIRE PER PRESERVARE LA PIÙ ALTA VITA. VOI QUESTO LO FATE SEMPRE MENO E LA ROVINA DEVASTA LA TERRA E LA ROVINA DEVASTA GLI SPIRITI.

ORA IO VI DICO: ECCO: IO STESSO DIVERRÒ IL LORO PASTORE. IO VERRÒ PER RADUNARE LE MIE PECORE.
LE RADUNERÒ NEI MIEI PASCOLI FUOR DALLA CALIGINE DELLE DOTTRINE STOLTE E PERNICIOSE CHE DÀNNO LE FEBBRI MORTALI DELLO SPIRITO.
LE SEPARERÒ, ANZI DA SE STESSE SI SEPARERANNO DAI CAPRETTI E DAGLI ARIETI, PERCHÉ UDRANNO LA VOCE CHE LI AMA.
LA UDRANNO NON PIÙ COME ORA, ATTRAVERSO AI MIEI SERVI, MA SGORGANTE COME FIUME DI VITA DALLA BOCCA DEL VERBO, TORNATO A PRENDERE POSSESSO DEL SUO REGNO.
RACCOGLIERÒ CON PIETÀ LE MIE PECORE, ANCHE QUELLE CHE LA VOSTRA INCURIA HA ROVINATO.
MA VIA, VIA DAL MIO GREGGE I LUPI IN VESTE D’AGNELLO, VIA I PASTORI INFINGARDI, VIA GLI AVIDI DI RICCHEZZE E DI PIACERE.
CHI MI SEGUE DEVE AMARE CIÒ CHE È NETTO E ONESTO.
CHI MI SEGUE DEVE AVERE CARITÀ PER IL FRATELLO E NON IMPINGUARSI LASCIANDO AD ALTRI MISERIA D’ERBA CALPESTATA E SPORCA E ACQUA INTORBIDATA DA MENE UMANE.
E QUESTO VA ANCHE A COLORO CHE NELLE CONGREGAZIONI DI LAICI NON TENDONO CHE ALLE CARICHE SOLLETICANTI LA BORIA.
GIÙ LA SUPERBIA, SE VOLETE ESSERE I MIEI AGNELLI, E GIÙ LA DUREZZA DI CUORE. SONO LE CORNA PONTUTE CON CUI FERITE E RESPINGETE I MANSUETI E OPPRIMETE I DEBOLI.
QUANDO AVRÒ MONDATO IL GREGGE DA CIÒ CHE È FALSO E IMPURO, NEL MIO PERIODO DI RE DELLA PACE (Apocalisse 20), ISTRUIRÒ I RIMASTI PER L’ULTIMA ISTRUZIONE.
CONOSCERANNO ME COME ORA SOLO GLI ELETTI MI CONOSCONO.
SARANNO NON DODICI, MA DODICIMILA VOLTE DODICIMILA CREATURE CHIAMATE ALLA CONOSCENZA DEL RE.
CADRANNO LE ERESIE E LE GUERRE.
LUCE E PACE SARANNO IL SOLE DELLA TERRA.
SI NUTRIRANNO DEL GERME VIVO DELLA MIA PAROLA E NON SARANNO PIÙ LANGUENTI DELLA FAME SPIRITUALE. MI ADORERANNO IN SPIRITO E VERITÀ.
QUANDO L’ULTIMA RIVOLTA DI SATANA A DIO AVVERRÀ, NON MANCHERANNO GLI ULTIMI GIUDA FRA I CHIAMATI ALLA CONOSCENZA DEL RE.
L’ORO DELLA CITTÀ ETERNA DEVE ESSERE DEPURATO PER TRE FILTRI PER POTER DIVENIRE TURIBOLO DAVANTI AL TRONO DELL’AGNELLO GLORIOSO.
E QUESTO SARÀ L’ULTIMO FILTRO.
MA I “FEDELI” RESTERANNO FEDELI, CONOSCERANNO CHE IO SONO CON ESSI E CHE ESSI SONO IL MIO POPOLO ETERNO.
MA FIN DA ORA, O MIEI DILETTI, O ANIMA CHE MI AMI E CHE AMO, SAPPIATE CHE, ANCHE PRIMA CHE IO VENGA A RADUNARE IL MIO GREGGE PER PORTARLO AGLI ETERNI PASCOLI DEL CIELO, VOI SIETE I MIEI AMATI AGNELLI.
PRIMA DEGLI ALTRI ENTRERETE NEL MIO REGNO PERCHÉ VOI SIETE IL MIO GREGGE ED IO SONO IL SIGNORE IDDIO VOSTRO, IL VOSTRO PASTORE CHE FRA VOI PRENDE LE SUE DELIZIE E CHE VI CHIAMA ALLA SUA DIMORA PER VIVERE CON VOI NELLA PACE SERBATA AI FEDELI DI CRISTO. »

(Quaderni – 28 ottobre 1943)